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“La nostra vita”, regia di Daniele Lucchetti.

Immagine tratta dal film.

Claudio (Raoul Bova) è un operaio edile che lavora nei cantieri della periferia romana e vive con la moglie Elena (Isabella Ragonese) ed i due figli, in attesa del terzo. Gran lavoratore e marito devoto ed innamorato,rimane sconvolto ed impreparato dalla morte che raggiunge la moglie proprio mentre sta dando alla vita il piccolo Vasco. Incapace di fronteggiare il dolore, si mette in testa di dover risarcire i figli, dandogli tutte quelle cose che, se non altro, si possono comprare. Si mette così in un affare più grosso di lui, dalle ripercussioni economiche e morali. Lucchetti non è uno dei registi più prolifici del nostro cinema, ma quando parla, lo fa con qualcosa da dire, con una regia da sperimentare. Con “La nostra vita”, va a osservare il mondo delle borgate romane ma non solo, spicchi di quotidianità comune a tutta Italia.

Sugli abitanti di questo mondo, molto più persone che personaggi,  e sugli immigrati con cui condividono l’ambiente di vita e di lavoro, lo sguardo del regista è fermo, non è uno sguardo che giudica, ma che guarda, capisce, è uno sguardo onesto, quasi ottimista. Riesce a vedere il domani di quei bambini che giocano negli androni dei palazzi nuovi, senza passato, un domani che riesce a riscattare le amarezze del presente. Reale e consapevole ossatura del vivere di oggi,ricoperta da tutte le speranze e le delusioni delle esistenze che ruotano intorno . Fotografia nitida delle speranze che prendono forma nelle menti dei padri, Lucchetti dà voce all’uomo normale che vive di niente e  si copre di sogni.

Farfaruga.

Tragedia “Grande Fratello”: ci lascia Pietro Taricone

Taricone protagonista del reality " Grande Fratello"

Ci sarebbe voluto un vero e proprio miracolo per salvarlo.

Questa notte, alle 2.30, Pietro Taricone  ci ha lasciato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Maria di Terni, dove era stato trasferito dopo un’operazione di oltre nove ore eseguita per arrestare le gravi emorragie e ridurre le numerose fratture riportate ieri nelle fasi finali di un lancio col paracadute, durante un corso per la sicurezza in volo.

Appassionato di paracadutismo, nonostante avesse una certa esperienza con molti lanci alle spalle, per cause ancora da precisare Tarricone non e’ riuscito a chiudere la discesa in modo corretto.

Secondo alcune ricostruzioni l’ incidente sarebbe avvenuto perché l’attore napoletano avrebbe ritardato la manovra di fermata. Lascia la moglie, Kasja Smutniak, attrice come lui, e una figlia di sei anni entrambe insieme a lui al momento dell’incidente.

A dieci anni dal grande esordio nella prima edizione del reality “Grande Fratello”, Pietro Taricone, lascia prematuramente un pubblico che fin da subito lo aveva amato merito certamente della vittoria del 2000, grazie alla prima . Aveva poi continuato la strada dello spettacolo partecipando a vari film, tra cui “Ricordati Di Me” di Muccino, e fiction televisive (“La Nuova Squadra”, “Maradona” , “Distretto di polizia” e l’ultima “Tutti Pazzi Per Amore”).

carlo caruso

Psycho (1998) di Gus Van Sant

Nel 1998 Gus Van Sant è riuscito a riportare sugli schermi, scena per scena, Psycho di Alfred Hitchcock, riutilizzando la vecchia sceneggiatura di Joseph Stefano basata sul romanzo di Robert Bloch. Le sceneggiature dei due film possono essere identiche, ma l’originale è in ogni modo più sorprendente, misterioso, pieno di suspense e geniale.

Prendiamo, ad esempio, una scena saliente del film del 1960: la morte di Marion Crane. Hitchcock ambienta magistralmente l’assassinio nel più inaspettato dei luoghi, una doccia.

È inizialmente una sequenza che sembra riguardare in un certo senso la “purificazione”, in quanto l’azione fisica riflette lo stato d’animo del personaggio e Marion vuole espiare il suo peccato e quindi “purificarsi”, ma alla fine, con un po’ di ironia, Marion muore in modo orribile e soprattutto inatteso: una mossa che ha stordito il pubblico degli anni ’60 e continua a farlo.

Come gestisce Van Sant la morte di Marion? In una doccia… location stereotipata.

La Marion di Van Sant è un bersaglio ovvio e sappiamo da subito che verrà uccisa; con Hitchcock ci aspettiamo di seguirla per tutta la durata del film.

Dopo la morte di Marion, Hitchcock ci “costringe” all’identificazione con Norman Bates, un ragazzo apparentemente innocente, che suscita la simpatia del pubblico. Nessuna identificazione, invece, si crea con il “nuovo” Norman.

Hitchcock costruisce la seconda metà del suo film intorno alla figura della madre di Norman accentuando il senso del mistero. Il film di Van Sant, al contrario, non ha più misteri: i personaggi vanno per la loro strada in attesa che il film termini.

Il film di Van Sant in ogni caso è buono dal punto di vista tecnico, se non superiore all’originale, il quale può invece fare affidamento sulla sua originalità. Da non dimenticare l’eccellente colonna sonora composta da Bernard Herrmann.

Danilo Camassa

Hachico

La locandina del film

La trama di questo film, può riassumersi con poche frasi, questa è infatti la storia di un cane che dimostra l’amore verso il suo padrone anche dopo la morte di questo, rimanendo ad aspettare il suo ritorno per anni. Il film però racconta molto di più, in ogni immagine traspare l’amore tra un uomo ed un cane, una storia realmente accaduta nel Giappone degli anni ‘20. Il film, ovviamente tratta il racconto originale dal punto di vista occidentale, ma il nocciolo della trama è la stessa, in qualsiasi posto la si possa ambientare, un cane che ama il padrone, tanto da aspettarne il ritorno fino alla propria morte, è l’apice di un amore incondizionato.

Le vere protagoniste di questa storia sono le lacrime, incapaci di non sgorgare, dalla nascita dal rapporto tra cane e padrone, fino all’epilogo della solitudine di un animale, che alle 5 di ogni sera, estate o inverno, si trascina davanti alla stazione in attesa che il padrone, torni ad abbracciarlo. Buona l’interpretazione degli attori, dai protagonisti ai comprimari, da Richard Gere a Joan Allen, fino all’uomo degli hot gog o l’impiegato della stazione, che s’impeganano ad emozionare lo spettatore, anche il più duro di cuore. La storia è sviluppata egregiamente dal regista Lasse Hallstrom, che pittura a tinte tenui il quadro di un’amicizia speciale, in grado di toccare i cuori, mostrando l’amore in una delle sue forme più pure, un cane che ama, riamato, un uomo. Il vero Hachico, dopo la sua morte ebbe il riconoscimento dei cittadini del paese dove viveva che conoscevano la sua storia,  nel punto esatto dove era solito attendere il padrone, davanti alla stazione, venne eretta una statua che lo raffigura. Così, anche dopo la sua morte, in ogni stagione, ad ogni ora, Hachico continua ad aspettare il suo uomo-amico. A dimostrazione che l’amore di questo animale, ha resistito a tutto, anche alla morte.

Farfaruga.

E’ nelle sale Saw VI

La locandina del film

Dal primo giugno, è nelle sale italiane il sesto capitolo della saga di Saw: l’enigmista. Continuano le cattive azioni del detective Hoffman,  prima discepolo di jigsaw, poi , alla morte di questo, esecutore in prima persona del suo volere. Stavolta nel labirinto dei giochi, ci troviamo William Easton, capo di un’impresa di assicurazioni, abituato a giocare con la vita dei suoi clienti, e per questo meritevole di finire nella risoluzione degli enigmi dell’enigmista con i suoi collaboratori. La saga di questo script è destinata a continuare nel tempo, visto come è strutturata una trama in cui, secondo l’ottica dell’enigmista, ci sarà sempre un colpevole da punire per le sue malefatte, e ci sarà sempre un discepolo che vorrà perseguire questa vendetta.

Saw VI, non ha gli intriganti giochi di SawV, ma dispone di un elevato coinvolgimento emotivo che converte il gioco di morte in un gioco di coscienza, chi giudica chi? Un assassino che ha consacrato la propria follia omicida al mondo, contro uno squalo delle regole moderne, un uomo abituato a decidere chi dei suoi assicurati, ha il diritto di vivere e chi invece deve morire. Oltre a questo confronto, Saw VI, fa entrare la moglie dello scomparso JigSaw, nel gioco della morte, ed il detective Hoffman dovrà morire dopo aver servito la causa, perchè troppo cruento, non deve piacere far male o uccidere, bisogna farlo, perchè per l’enigmista è un dovere quello di far capire alle persone i propri sbagli, dando loro la possibilità di vivere, ma anche quella di morire. Comunque, sarà in uscita ad Halloween 2010, negli Stati Uniti, Saw VII, questa volta in 3D. Ma sarà dura per gli ideatori, mantenere il trend di Saw VI, migliore capitolo di questa saga horror, dopo il primo SAW.

Farfaruga.

La nostra vita

La locandina del film

La nostra vita, film italiano premiato a Cannes con la palma d’oro per il miglior attore, è assolutamente da vedere perchè – come dice emblematicamente il titolo -, la vita di Claudio (Elio Germano) è molto simile alla nostra: normale lavoro in cantiere, il sabato al centro commerciale con la famiglia, il pranzo domenicale coi parenti. La morte della moglie durante il parto del terzo figlio, però, sconvolge l’idillio. Claudio, solo con tre figli, cerca di compensare la perdita della moglie dandosi da fare, in ogni modo, per raggiungere il benessere materiale per se e per i suoi figli, ai quali, dice Claudio nel film, non deve mancare niente.
Ad ogni modo, si diceva.

E cioè, anche chiedendo dei soldi in prestito ad un amico spacciatore per avviare la sua nuova attività di subappaltatore; attività che, peraltro, è il frutto di un ricatto che Claudio perpetra ai danni del suo ex-datore di lavoro, il quale ha colpevolmente mancato di denunciare la morte del guardiano notturno del suo cantiere, altrimenti “il cantiere si sarebbe fermato”; poca importanza sembra avere per Claudio anche il fatto che c’è un ragazzo, il figlio Andrei, che cerca ancora quel guardiano, che ha bisogno ancora di lui e che ha diritto a sapere la verità. Il fallimento dell’impresa, dalla quale riemerge solo grazie al sostegno economico della famiglia, fa sparire in Claudio tale cinismo, ma non il disincanto davanti alla vita. C’è un’immagine che evidenzia tale disincanto meglio di ogni altra. Ed è quando Andrei, dopo aver ricevuto da Claudio gli arretrati per il lavoro in cantiere, dice a Claudio: “a me non mi aggiusti con i soldi”. E tu – rivolto sempre a Claudio – “come pensi di aggiustare la morte di tua moglie?”. Il silenzio però eloquente di Claudio sembra “dire”: “Non tutto si aggiusta, bisogna andare avanti, nonostante tutto e tutti”. E forse è davvero così..

Sebastiano Solano