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“La nostra vita”, regia di Daniele Lucchetti.

Immagine tratta dal film.

Claudio (Raoul Bova) è un operaio edile che lavora nei cantieri della periferia romana e vive con la moglie Elena (Isabella Ragonese) ed i due figli, in attesa del terzo. Gran lavoratore e marito devoto ed innamorato,rimane sconvolto ed impreparato dalla morte che raggiunge la moglie proprio mentre sta dando alla vita il piccolo Vasco. Incapace di fronteggiare il dolore, si mette in testa di dover risarcire i figli, dandogli tutte quelle cose che, se non altro, si possono comprare. Si mette così in un affare più grosso di lui, dalle ripercussioni economiche e morali. Lucchetti non è uno dei registi più prolifici del nostro cinema, ma quando parla, lo fa con qualcosa da dire, con una regia da sperimentare. Con “La nostra vita”, va a osservare il mondo delle borgate romane ma non solo, spicchi di quotidianità comune a tutta Italia.

Sugli abitanti di questo mondo, molto più persone che personaggi,  e sugli immigrati con cui condividono l’ambiente di vita e di lavoro, lo sguardo del regista è fermo, non è uno sguardo che giudica, ma che guarda, capisce, è uno sguardo onesto, quasi ottimista. Riesce a vedere il domani di quei bambini che giocano negli androni dei palazzi nuovi, senza passato, un domani che riesce a riscattare le amarezze del presente. Reale e consapevole ossatura del vivere di oggi,ricoperta da tutte le speranze e le delusioni delle esistenze che ruotano intorno . Fotografia nitida delle speranze che prendono forma nelle menti dei padri, Lucchetti dà voce all’uomo normale che vive di niente e  si copre di sogni.

Farfaruga.

Non ti muovere, di Sergio Castellitto (2004).

La locandina del film.


Non ti muovere è da inserire in quel novero di film validi in quanto sorretti dalle interpretazioni degli attori protagonisti. La storia, scritta, in realtà, da Margaret Mazzantini, presenta già quei tratti struggenti che i protagonisti cavalcheranno per fornirne una interpretazione magistrale, ma è la magia tra Penelope Crùz e Sergio Castellitto a trasformare il film in una grande opera. Timoteo è al capezzale della figlia quindicenne morente quando percorre un lungo flashback che lo riporta a dieci anni prima. Il suo matrimonio con Elsa, una donna borghese tanto perfetta e bellissima quanto vuota e poco passionale, ma soprattutto l’incontro con Italia. In un quartiere periferico di Roma, il chirurgo intreccia una relazione inizialmente violenta e passionale, poi sentimentale e caratterizzata da un amore profondo e reciproco che sembra rappresentare la rivalsa dello stesso protagonista maschile.

Se con Elsa risulta inadeguato, quasi impacciato nel vivere quel mondo borghese cui non ha scelto in alcun modo di appartenere, con Italia ama trascorrere momenti apparentemente semplici ma veri, vivi ed emozionanti. Poi, piccole tragedie si susseguono, in una doppia storia, di ieri e di oggi, che si incontra, si intreccia, si sfiora. Dà luce a due epiloghi diversi, tragici e contemporaneamente inevitabili che porteranno Timoteo a perdere e ritrovare l’amore in forme diverse, in momenti diversi. L’interpetazione di Penelope Crùz è meravigliosa. E’ stato lo stesso Sergio Castellitto, anche regista della pellicola, a scegliere e rendere una delle attrici più belle del mondo una extracomunitaria di borgata abusata e segnata da soprusi fisici e morali. Entrambi gli attori protagonisti vinceranno, nel 2004, il David di Donatello.

Carmine Della Pia

Where in the World Is Osama Bin Laden?

locandina de film

Venerdi’ 9 luglio 2010 uscira’ il documentario: “Che Fine Ha Fatto Osama Bin Laden? “(Where in the World Is Osama Bin Laden?).

Un modesto cittadino del West Virginia, decide di intraprendere un’azione unica nel suo genere: con un bambino in arrivo la necessità di rendere il mondo un posto più sicuro si fa impellente, così mette in piedi la sua assoluta mancanza di esperienza, preparazione e competenza per dare la caccia all’uomo più pericoloso e ricercato del mondo. La ricerca ha inizio a New York e fa il giro del mondo. Morgan Spurlock  attraversa Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanistan e si avvicina più che mai al cuore di tenebra, le regioni tribali del Pakistan, in cerca dell’ uomo con la barba. Lungo il percorso interroga esperti ed imam, dà una mano all’esercito israeliano a disinnescare bombe, scopre la teoria del complotto che collega Al Qaeda al film Babe-Maialino Coraggioso e partecipa ai raid dei militari americani in Afghanistan. Nel frattempo sviluppa una comprensione più profonda delle radici dei conflitti che oggi turbano il mondo e si avvicina a Bin Laden stesso.

Morgan Spurlock è il regista del lungometraggio Super Size Me, candidato agli Academy Awards. Nel 2004 il documentario, prima realizzazione di Spurlock, è stato inserito nelle classifiche di più di 35 “Top Ten” e adesso è all’ottavo posto come documentario più stomachevole di tutti i tempi. Il film ha anche vinto il Premio inaugurale Writers Guild of America per la Migliore Sceneggiatura da Documentario, oltre ai premi del Sundance e dell’Edimburgo Film Festival per la Miglior Regia.

Spurlock ha girato inotre la serie F/X 30 Days, che ha riscosso molto successo un reality documentario che esamina, in America, i problemi sociali che un individuo deve affrontare quando è collocato in uno stile di vita completamente diverso dal proprio, che lo costringe a “guardare il mondo con gli occhi degli altri”. La serie ha ricevuto plausi dalle associazioni più disparate, come il Muslim Public Affairs Council e il Sargent Shriver National Center on Poverty Law. Altri progetti cinematografici prodotti da Spurlock e dalla Warrior Poets, includono il lungometraggio The Third Wave, interessante documentario sulla storia di quattro persone comuni che hanno salvato innumerevoli vite dallo tsunami nello Sri Lanka, e What Would Jesus Buy?, un film sulla commercializzazione del Natale.

carlo caruso

Saw 6: il contrappasso continua, ma l’enigma sembra giunto al termine.

La legge del contrappasso domina l’equilibrio della giustizia dantesca nei canti dell’Inferno e del Purgatorio.

I rei devono espiare le proprie colpe tramite meccanismi che riproducono la colpa stessa od il contrario di essa.

Un meccanismo spietato, sottile, quasi geniale, che ha in sé, non solo la punizione e la giusta espiazione per i peccati commessi dal reo, ma la certezza di fargli comprendere la pesantezza e la gravità dei crimini che si sono abbattuti sulla sua vittima. Jigsaw nei sei capitoli della saga di “Saw, l’engmista” studia incredibili, ingegnosi meccanismi per sottoporre le proprie vittime, che in primis sono stati cruenti carnefici, alla legge del contrappasso, dandogli sempre la possibilità ( a volte estrema) di espiare quanto commesso e di ripartire con una nuova, ritrovata visione della vita. Decidere tra la vita e la morte spesso può essere una chiave di volta…..finché il gioco non prende troppo la mano….

E’ da poco uscito nelle sale cinematografiche “Saw VI“, che riprende l’intricata trama della saga, proprio laddove l’aveva interrotta il quinto capitolo.

L’enigma sembra giunto al temine, ma voci di corridoio parlano di un settimo capitolo della saga.

L’FBI è quasi vicina alla soluzione del mistero, il piano di Jigsaw sta per essere compiuto, ma la verità si nasconde spesso dove lo spettatore non sospetta e diversi colpi di scena ribalteranno diverse situazioni che fin’ora sembravano poco chiare.

Un film senz’altro cruento, ma la cui ricchezza e ricercatezza psicologica sono senz’altro notevoli.

La regia di Kevin Greutert è un punto centrale di vittoria in tal senso.

Il pubblico potrà avere la certezza di rimanere inchiodato alla poltrona, un capitolo degno di merito, sicuramente migliore del precedente e al pari del mitico primo capitolo di Saw.
Sara Moraca

Riscoprendo le serie Tv: SuperVicky!

Da sempre il tema della vita artificiale  è stato trattato in numerose pellicole cinematografiche , sitcom e telefilm di svariato genere .

Soprattutto, il tentativo di conferire al robot od androide, il famoso elemento umano, è sempre stato al centro di romanzi (si pensi al grande Asimov) e di film. Negli Anni Ottanta , compariva anche in Italia una Serie Tv, ora quasi dimenticata , dal titolo ” “Super Vicky”.

Divertente, semplice sia nello sviluppo nella trama che nel tipo di sceneggiatura, la serie non aveva grandi pretese, ma senz’altro si è distinta per lo spirito scanzonato e divertente.

Inoltre,  la serie si è rivelata precursore di un genere che poi avrebbe trovato sempre più consenso nel cinema: l’ibridazione tra umano e tecnologia, alla ricerca del perfetto punto di equilibrio per la costruzione della IA.
SuperVicky, il cui titolo originale è Small Wonder, fu trasmessa negli States tra il 1985 ed il 1989.
La serie narra le avventure della famiglia Lawson e di Vicky, piccola bambina robot interpretata da Tiffany Brissette, che il capofamiglia, Ted Lawson, ha progettato e costruito, conferendole le sembianze di una bimba di 10 anni. Vicky non può ovviamente comportarsi come una bambina qualunque e, quindi, spesso crea delle gag uniche, lasciando a bocca aperta ( e senza parole!) i vicini di turno, impiccioni come non mai e curiosissimi di capire il perché di comportamenti così strani. Soprattutto Harriet, interpretata da Emily Shulman, sembrava avere uno spietato interesse per la “stranezza” di Vicky, ma soprattutto per il fratello Jamie, interpretato da Jerry Supiran.

Vicky non era una bambina così anomala infondo…. Dormiva in un armadio, disattivabile con un colpo sul capo, una presa di corrente posizionata sotto il braccio….Cosa saranno queste se non stranezze come altre?!

Una serie da ri-scoprire!
Sara Moraca

 

 

Riscoprendo le serie Tv: MacGyver!

Avete mai provato ad uscire da una gabbia con l’ aiuto di un cacciavite? Od a liberarvi dalla più insidiosa delle trappole con un coltellino? Risolvere le situazioni più intricate e misteriose con il solo aiuto di ciò che letteralmente si ha nelle tasche è la specialità di MacGyver, eroe di una  famosissima serie tv cult degli Anni ‘80.

Inconfondibile, geniale, coraggioso, intraprendente, il paladino della giustizia interpretato magistralmente dal mitico Richard Dean Anderson, nelle sette stagioni , andate in onda negli Stati Uniti dal 1985 al 1992 , ha riscosso anche in Italia un successo senza precedenti.

Angus MacGyver, agente segreto fuori dai luoghi comuni, non amante della violenza , schivo dell’etichetta, anticonformista per metodologie operative, lavora per la Phoenix Foundation, dove si impegna per risolvere sempre casi di portata internazionale e mondiale, grazie alla propria genialità ed all’eccezionale preparazione nei più disparati ambiti scientifici.

Con l’ amico di sempre Peter Thorton, interpretato da Dana Elcar , MacGyver si trova a fronteggiare insidie e nemici diabolici come Murdock, la cui parte viene magistralmente ricoperta da Michael Des Barres per le sette serie.

Richard Dean Anderson, dopo aver preso parte alla registrazione dei 139 eisodi che compongono la saga di Macgyver, si è calato ancora nei panni dell’eroe anticonformista per due lungometraggi, arrivati in Italia solo sul piccolo schermo e che, anche negli States, hanno purtroppo riscosso scarso successo:

” MacGyver ed il tesoro perduto di Atlantide” e “Macgyver: il giorno del giudizio”.

L’ideatore della serie Lee david Zlotoff, in occasione del Maker Faire 2008, ha annunciato che potrebbe essere prodotto un ambizioso lungometraggio su MacGyver e che, per tale pellicola, il budget a disposizione sarebbe notevole.

Non resta dunque che aspettare ed incrociare le dita per vivere nuove, emozionanti avventure con Mac!

Sara Moraca

Grande ritorno per l’A-Team!

Il cast della serie Tv cult anni '80 "A-Team"

Venerdì 18 Giugno 2010 ha esordito nelle sale cinematografiche italiane  il lungometraggio “A-Team“, che si ispira all’omonima serie Tv degli anni ‘80.

La pellicola di John Carnahan può vantare la presenza di attori del calibro di  Liam Neeson (” Excalibur“, “Le cronache di Narnia“, “Batman Begins“), Bradley Cooper (” Due single a nozze“, “Yes Man“) e della stupenda Jessica Biel, già nota al pubblico per la partecipazione nella serie Tv “Settimo Cielo“.

La trama di base, ovvero quella dei quattro magnifici membri di una squadra speciale  che combattono contro i traditori, per ottenere giustizia e una meritata rivalsa su chi ha cercato di infangarne il nome, viene catapultata nel ventunesimo secolo, con un adattamento, quindi, per ciò che concerne dettagli storici, attrezzature militari e tecnologie.

Da una parte, quindi, sensazionali colpi di scena ed effetti speciali, dall’altra gli amanti della serie cult anni ‘80 che si rassegnano a vedere i propri eroi in panni diversi da quelli di mitici veterani del Vietnam.

La pellicola garantisce scene ad alto impatto ed adrenalina per gli amanti del genere, permettendo di rivivere senz’altro una forte emozione per chi anni fa si incantava davanti al televisore ad ammirare le gesta dei quattro combattenti.

Chissà che con questa pellicola anche le nuove generazioni possano scoprire ( o ri-scoprire) l’emozione che questi quattro eroi hanno saputo regalare a migliaia di fan nel mondo.

Il confronto per una pellicola del genere è arduo, ma la prova è stata ampiamente superata grazie a ritmi incalzanti, location mozzafiato ed un cast di tutto rispetto.

E ricordate….” Se avete un problema che nessuno può risolvere – e se riuscite a trovarli – forse potrete ingaggiare il famoso A-Team”

Sara Moraca

“La stazione” di Sergio Rubini

Locandina de "La stazione" di Rubini

Film d’ esordio alla regia di Sergio Rubini nel 1991 , dopo alcune parti da attore, (salvo esser protagonista ne “L’intervista” di Federico Fellini) “La Stazione” , pur essendo una pellicola molto semplice, in economia, si rivela a mio giudizio e con sorpresa, un ottima scelta rappresentativa di un cinema italiano atipico.

Vincitore di due premi David di Donatello, la rappresentazione cinematografica presenta un connubio tra diversi generi e ispirazioni: la figura del padre che fu capostazione, le radici di Rubini con l’ambientazione a Grumo di Puglia, paese di nascita del regista, l’atmosfera drammatica.

Il semplice e un po buffo Rubini, vive in suo piccolo mondo, quello lavorativo della stazione che ci riporta agli anni Cinquanta, con un rispetto quasi maniacale per la legge, le regole,sempre chiuso nell’ufficio del capostazione, dedito a cronometrare ogni cosa e a studiare la lingua tedesca con un corso a dispense.

Irrompe poi improvvisamente, una giovane donna che stravolge la quotidianita’ del capostazione, facendolo uscire da quel suo mondo e proiettandolo quasi in un sogno con scene quasi teatrali.

La contrapposizione e’ tra la giovane donna, moderna ed indipendente ma riservata, e il capostazione che rifiuta l’idea di vivere a Roma “perché senza una piazza dove passeggiare e il bar con gli amici tutto è noia”.

La storia senza scorrere così senza nulla aggiungere quando piomba il terzo incomodo.Intanto cade la pioggia e i treni continuano a passare per la stazione senza fermarsi quasi mai.

Cambiamento repentino che ci porta ad un’azione risoluta del protagonista per salvare l’ ottima Margherita Buy dalle ingerenze dello pseudo fidanzato adirato per esser stato abbandonato durante una festa.

Una storia semplice ma a mio parere avvincente che con l’albeggiare riporta ogni cosa e ogni persona al suo posto, lasciando fantasie e sogni in un cassetto.

In una notte una vita intera poteva cambiare, ma il colpo di testa non c’e’ stato e tutto ritorna come prima.


carlo caruso

90 anni di Sordi: il mitico Albertone

15 giugno 2010: ricordi di Albertone

Sono appena tornato dalla bellissima Roma dove ho trascorso tre giorni meravigliosi. Mi ha colpito vedere la citta’ tappezzata di locandine pubblicitarie circa avvenimenti in memoria del grande Alberto Sordi, che ci ha lasciato 7 anni fa.
Tra l’altro esce anche un libro che celebra il grande attore “Alberto Sordi italiano” del giornalista e scrittore Giancarlo Governi.
Insieme avevano realizzato il famoso programma televisivo ” Storia di un italiano”, che raccontava l’Italia del tempo, quella del miracolo economico, i cambimenti socio -culturali in corso.
Alberto Sordi racconta l’Italia e soprattutto l’ archetipo dell’italiano con i suoi usi, costumi , vizi, abitudini semplicemente.
Personaggi tragi-comici, molti dei quali incarnazione del tipico italiano medio  un po’ cinico e vigliacco, conformista e mammone , sono sempre presenti nelle sue riproduzioni cinematografiche.

Molto riservato Alberto vanta diversi riconoscimenti artistici :4 Nastri d’argento, un Orso d’argento a Berlino nel 1972, un Leone d’oro alla carriera nel 1995 e un David di Donatello alla carriera nel 1999.

Filmografia ( scelta solo di alcuni film)
Incontri Proibiti (1998) , Interpreta “Armando”, Regia, Sceneggiatura
Romanzo Di Un Giovane Povero (1995) Interpreta “Signor Bartoloni”
Assolto Per Aver Commesso Il Fatto (1991) Interpreta “Emilio Garrone”, Regia, Sceneggiatura
Vacanze Di Natale ‘91 (1991) Interpreta “Sabino”, Sceneggiatura
L’Avaro (1989)
Interpreta “Arpagone”, Sceneggiatura
I Promessi Sposi (1989)Interpreta “Don Abbondio”
Una Botta Di Vita (1988)Interpreta “Elvio Battistini”, Sceneggiatura
Un Tassinaro a New York (1987)Interpreta “Pietro”, Regia, Sceneggiatura
Tutti Dentro (1984)Interpreta “Giudice Salvemini”, Regia, Sceneggiatura
Il Tassinaro (1983)Interpreta “Pietro Marchetti”, Regia, Sceneggiatura
La Vita Comincia a… (1983)Interpreta “altri personaggi”
Io So Che Tu Sai Che Io So (1982)Interpreta “Fabio Bonetti”, Regia, Sceneggiatura
Il Marchese Del Grillo (1981) Interpreta “Onofrio Del Grillo/Il carbonaio Gasperino”, Sceneggiatura
Io e Caterina (1980)Interpreta “Enrico Menotti”, Regia, Sceneggiatura
Il Malato Immaginario (1979)Interpreta “Argante”
L’Ingorgo, Una Storia Impossibile (1978)Interpreta “L Avvocato”
I Nuovi Mostri (1977)Interpreta “Giovan Maria Catalan Del Monte/Franchino/L’attore”Polvere Di Stelle (1973)Regia, Sceneggiatura, Interpreta “altri personaggi”
Lo Scopone Scientifico (1972)Interpreta “Peppino”
Roma (1972)Interpreta “Se stesso”, Interpreta “altri personaggi”
Detenuto In Attesa Di Giudizio (1972)Interpreta “altri personaggi”
Bello, Onesto, Emigrato Australia Sposerebbe Compaesana Illibata (1971)Interpreta “Amedeo Battipaglia”
Prima Comunione (1950)Interpreta “(voce narrante, non accreditato)”
Circo Equestre Za Bum (1945)Interpreta “altri personaggi”
Tre Ragazze Cercano Marito (1944)Interpreta “Giulio”
La Notte Delle Beffe (1940)Interpreta “Bentivoglio”
carlo caruso

REAZIONE A CATENA


Una contessa viene uccisa nel bel mezzo della notte dal marito, caso vuole che un misterioso assassino lo uccida poco dopo.
Il tutto avviene nella villa di fronte ad un lago.
L’architetto della contessa, si trova il via libera per la speculazione edilizia.
Intanto per le vacanze, la spiaggia del lago inizia ad affollarsi: turisti e ragazzi con tanta voglia di divertirsi.
L’assassino visto all’inizio, si diverte far fuori tutti con i mezzi e gli attrezzi più estrosi.
Lance, forconi e maceti usate come armi di distruzioni di massa.
L’omicio dilaga per tutto il lago e ritorna nella villa dell’inizio.
Villa che nasconde un mistero. Dopo una serie di flashback si scoprirà che tra i presenti, qualcuno non dice la verità o ne è completamente ignara.
Naturalmente la scia di omicidi continua, fino a quando non c’è lo scontro finale dove inaspettatamente il buono muore.
Ma una punizione divina colpisce i cattivi, dalle mani innocenti di alcuni ragazzi.

Strepitoso thrille/splatter di Mario Bava.
Abbandonato il thriller Gotico Italiano, Bava anticipa di molto i tempi e dopo Sei donne per l’assassino, crea il vero Slasher movie.
Tanto che è diventato una colonna portante per la serie Venerdì 13.
Infatti il secondo capitolo, ne è praticamente un remake, solo che al posto dell’assassino c’è Jason Voreesh.
Anticipatore dei suoi tempi, ma allo stesso tempo efficace.
Un film da vedere, anche perchè da qui sono partiti tutti i sottogeneri del genere.
Anche se di base è un thriller vero e proprio. Un cattivo thriller che rispecchia la violenza degli anni ‘70.
DAVIDE BRIDA