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Bright Star di Jane Campion.

Immagine tratta dal film Bright Star.

Film tratto dall’omonimo romanzo saggio di Elido Fazi, racconta la storia d’amore tra il poeta John Keats e Fanny, una delicata ed intensa storia d’amore ambientata nell’Inghilterra romantica di fine Ottocento, è affidata alla delicata interpretazione di due attoti giovanissimi, Abbie Cornish e Ben Whishaw, che vvivono con stupefacente ribellione e poesia la loro passione impossibile. Il film riscopre con incanto e dolcezza tracciati biografici, il poeta romantico inglese Keats, raccontandone gli ultimi 2 anni di vita vissuti nella passione ricambiata per la coetanea Fanny Brawne. Jane Campion, unica donna regista ad aver vinto la palma di Cannes nel 1992 con “Lezioni di piano” ed eccelsa narratrice di condizioni e sentimenti femminili, pone ancora al centro della sua narrazione cinematografica, la figura di un’eroina in lotta con le convenzioni sociali dell’epoca e desiderosa d’amore.  Il film è impermeato su abbondanti riferimenti all’opera di Keats, il poeta si svela allo spettatore attraverso i suoi scritti e le sue opere immortali.

Un omaggio ad un componente importante del romanticismo che la Campion, con precisione storica, ricostruisce, senza scalfirne l’aura poetica. Un viaggio elegante attraverso una storia delicata e prorompente al contempo, che esalta le composizioni poetiche di Keats, rivelandone la sofferenza, i batticuori e tutte quelle sfumature di dolore e gioia che rendono una persona innamorata e che il poeta ha saputo descrivere egregiamente attraverso le sue opere. La Campion sembra scardinare l’involucro di un uomo, per trovare il poeta, l’essenza di chi sa parlare con il cuore e sa vivere  di emozioni.

Farfaruga.

Non ti muovere, di Sergio Castellitto (2004).

La locandina del film.


Non ti muovere è da inserire in quel novero di film validi in quanto sorretti dalle interpretazioni degli attori protagonisti. La storia, scritta, in realtà, da Margaret Mazzantini, presenta già quei tratti struggenti che i protagonisti cavalcheranno per fornirne una interpretazione magistrale, ma è la magia tra Penelope Crùz e Sergio Castellitto a trasformare il film in una grande opera. Timoteo è al capezzale della figlia quindicenne morente quando percorre un lungo flashback che lo riporta a dieci anni prima. Il suo matrimonio con Elsa, una donna borghese tanto perfetta e bellissima quanto vuota e poco passionale, ma soprattutto l’incontro con Italia. In un quartiere periferico di Roma, il chirurgo intreccia una relazione inizialmente violenta e passionale, poi sentimentale e caratterizzata da un amore profondo e reciproco che sembra rappresentare la rivalsa dello stesso protagonista maschile.

Se con Elsa risulta inadeguato, quasi impacciato nel vivere quel mondo borghese cui non ha scelto in alcun modo di appartenere, con Italia ama trascorrere momenti apparentemente semplici ma veri, vivi ed emozionanti. Poi, piccole tragedie si susseguono, in una doppia storia, di ieri e di oggi, che si incontra, si intreccia, si sfiora. Dà luce a due epiloghi diversi, tragici e contemporaneamente inevitabili che porteranno Timoteo a perdere e ritrovare l’amore in forme diverse, in momenti diversi. L’interpetazione di Penelope Crùz è meravigliosa. E’ stato lo stesso Sergio Castellitto, anche regista della pellicola, a scegliere e rendere una delle attrici più belle del mondo una extracomunitaria di borgata abusata e segnata da soprusi fisici e morali. Entrambi gli attori protagonisti vinceranno, nel 2004, il David di Donatello.

Carmine Della Pia

Hachico

La locandina del film

La trama di questo film, può riassumersi con poche frasi, questa è infatti la storia di un cane che dimostra l’amore verso il suo padrone anche dopo la morte di questo, rimanendo ad aspettare il suo ritorno per anni. Il film però racconta molto di più, in ogni immagine traspare l’amore tra un uomo ed un cane, una storia realmente accaduta nel Giappone degli anni ‘20. Il film, ovviamente tratta il racconto originale dal punto di vista occidentale, ma il nocciolo della trama è la stessa, in qualsiasi posto la si possa ambientare, un cane che ama il padrone, tanto da aspettarne il ritorno fino alla propria morte, è l’apice di un amore incondizionato.

Le vere protagoniste di questa storia sono le lacrime, incapaci di non sgorgare, dalla nascita dal rapporto tra cane e padrone, fino all’epilogo della solitudine di un animale, che alle 5 di ogni sera, estate o inverno, si trascina davanti alla stazione in attesa che il padrone, torni ad abbracciarlo. Buona l’interpretazione degli attori, dai protagonisti ai comprimari, da Richard Gere a Joan Allen, fino all’uomo degli hot gog o l’impiegato della stazione, che s’impeganano ad emozionare lo spettatore, anche il più duro di cuore. La storia è sviluppata egregiamente dal regista Lasse Hallstrom, che pittura a tinte tenui il quadro di un’amicizia speciale, in grado di toccare i cuori, mostrando l’amore in una delle sue forme più pure, un cane che ama, riamato, un uomo. Il vero Hachico, dopo la sua morte ebbe il riconoscimento dei cittadini del paese dove viveva che conoscevano la sua storia,  nel punto esatto dove era solito attendere il padrone, davanti alla stazione, venne eretta una statua che lo raffigura. Così, anche dopo la sua morte, in ogni stagione, ad ogni ora, Hachico continua ad aspettare il suo uomo-amico. A dimostrazione che l’amore di questo animale, ha resistito a tutto, anche alla morte.

Farfaruga.