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Bright Star di Jane Campion.

Immagine tratta dal film Bright Star.

Film tratto dall’omonimo romanzo saggio di Elido Fazi, racconta la storia d’amore tra il poeta John Keats e Fanny, una delicata ed intensa storia d’amore ambientata nell’Inghilterra romantica di fine Ottocento, è affidata alla delicata interpretazione di due attoti giovanissimi, Abbie Cornish e Ben Whishaw, che vvivono con stupefacente ribellione e poesia la loro passione impossibile. Il film riscopre con incanto e dolcezza tracciati biografici, il poeta romantico inglese Keats, raccontandone gli ultimi 2 anni di vita vissuti nella passione ricambiata per la coetanea Fanny Brawne. Jane Campion, unica donna regista ad aver vinto la palma di Cannes nel 1992 con “Lezioni di piano” ed eccelsa narratrice di condizioni e sentimenti femminili, pone ancora al centro della sua narrazione cinematografica, la figura di un’eroina in lotta con le convenzioni sociali dell’epoca e desiderosa d’amore.  Il film è impermeato su abbondanti riferimenti all’opera di Keats, il poeta si svela allo spettatore attraverso i suoi scritti e le sue opere immortali.

Un omaggio ad un componente importante del romanticismo che la Campion, con precisione storica, ricostruisce, senza scalfirne l’aura poetica. Un viaggio elegante attraverso una storia delicata e prorompente al contempo, che esalta le composizioni poetiche di Keats, rivelandone la sofferenza, i batticuori e tutte quelle sfumature di dolore e gioia che rendono una persona innamorata e che il poeta ha saputo descrivere egregiamente attraverso le sue opere. La Campion sembra scardinare l’involucro di un uomo, per trovare il poeta, l’essenza di chi sa parlare con il cuore e sa vivere  di emozioni.

Farfaruga.

Where in the World Is Osama Bin Laden?

locandina de film

Venerdi’ 9 luglio 2010 uscira’ il documentario: “Che Fine Ha Fatto Osama Bin Laden? “(Where in the World Is Osama Bin Laden?).

Un modesto cittadino del West Virginia, decide di intraprendere un’azione unica nel suo genere: con un bambino in arrivo la necessità di rendere il mondo un posto più sicuro si fa impellente, così mette in piedi la sua assoluta mancanza di esperienza, preparazione e competenza per dare la caccia all’uomo più pericoloso e ricercato del mondo. La ricerca ha inizio a New York e fa il giro del mondo. Morgan Spurlock  attraversa Egitto, Marocco, Israele, Palestina, Arabia Saudita, Afghanistan e si avvicina più che mai al cuore di tenebra, le regioni tribali del Pakistan, in cerca dell’ uomo con la barba. Lungo il percorso interroga esperti ed imam, dà una mano all’esercito israeliano a disinnescare bombe, scopre la teoria del complotto che collega Al Qaeda al film Babe-Maialino Coraggioso e partecipa ai raid dei militari americani in Afghanistan. Nel frattempo sviluppa una comprensione più profonda delle radici dei conflitti che oggi turbano il mondo e si avvicina a Bin Laden stesso.

Morgan Spurlock è il regista del lungometraggio Super Size Me, candidato agli Academy Awards. Nel 2004 il documentario, prima realizzazione di Spurlock, è stato inserito nelle classifiche di più di 35 “Top Ten” e adesso è all’ottavo posto come documentario più stomachevole di tutti i tempi. Il film ha anche vinto il Premio inaugurale Writers Guild of America per la Migliore Sceneggiatura da Documentario, oltre ai premi del Sundance e dell’Edimburgo Film Festival per la Miglior Regia.

Spurlock ha girato inotre la serie F/X 30 Days, che ha riscosso molto successo un reality documentario che esamina, in America, i problemi sociali che un individuo deve affrontare quando è collocato in uno stile di vita completamente diverso dal proprio, che lo costringe a “guardare il mondo con gli occhi degli altri”. La serie ha ricevuto plausi dalle associazioni più disparate, come il Muslim Public Affairs Council e il Sargent Shriver National Center on Poverty Law. Altri progetti cinematografici prodotti da Spurlock e dalla Warrior Poets, includono il lungometraggio The Third Wave, interessante documentario sulla storia di quattro persone comuni che hanno salvato innumerevoli vite dallo tsunami nello Sri Lanka, e What Would Jesus Buy?, un film sulla commercializzazione del Natale.

carlo caruso

Saw 6: il contrappasso continua, ma l’enigma sembra giunto al termine.

La legge del contrappasso domina l’equilibrio della giustizia dantesca nei canti dell’Inferno e del Purgatorio.

I rei devono espiare le proprie colpe tramite meccanismi che riproducono la colpa stessa od il contrario di essa.

Un meccanismo spietato, sottile, quasi geniale, che ha in sé, non solo la punizione e la giusta espiazione per i peccati commessi dal reo, ma la certezza di fargli comprendere la pesantezza e la gravità dei crimini che si sono abbattuti sulla sua vittima. Jigsaw nei sei capitoli della saga di “Saw, l’engmista” studia incredibili, ingegnosi meccanismi per sottoporre le proprie vittime, che in primis sono stati cruenti carnefici, alla legge del contrappasso, dandogli sempre la possibilità ( a volte estrema) di espiare quanto commesso e di ripartire con una nuova, ritrovata visione della vita. Decidere tra la vita e la morte spesso può essere una chiave di volta…..finché il gioco non prende troppo la mano….

E’ da poco uscito nelle sale cinematografiche “Saw VI“, che riprende l’intricata trama della saga, proprio laddove l’aveva interrotta il quinto capitolo.

L’enigma sembra giunto al temine, ma voci di corridoio parlano di un settimo capitolo della saga.

L’FBI è quasi vicina alla soluzione del mistero, il piano di Jigsaw sta per essere compiuto, ma la verità si nasconde spesso dove lo spettatore non sospetta e diversi colpi di scena ribalteranno diverse situazioni che fin’ora sembravano poco chiare.

Un film senz’altro cruento, ma la cui ricchezza e ricercatezza psicologica sono senz’altro notevoli.

La regia di Kevin Greutert è un punto centrale di vittoria in tal senso.

Il pubblico potrà avere la certezza di rimanere inchiodato alla poltrona, un capitolo degno di merito, sicuramente migliore del precedente e al pari del mitico primo capitolo di Saw.
Sara Moraca

Riscoprendo le serie Tv: SuperVicky!

Da sempre il tema della vita artificiale  è stato trattato in numerose pellicole cinematografiche , sitcom e telefilm di svariato genere .

Soprattutto, il tentativo di conferire al robot od androide, il famoso elemento umano, è sempre stato al centro di romanzi (si pensi al grande Asimov) e di film. Negli Anni Ottanta , compariva anche in Italia una Serie Tv, ora quasi dimenticata , dal titolo ” “Super Vicky”.

Divertente, semplice sia nello sviluppo nella trama che nel tipo di sceneggiatura, la serie non aveva grandi pretese, ma senz’altro si è distinta per lo spirito scanzonato e divertente.

Inoltre,  la serie si è rivelata precursore di un genere che poi avrebbe trovato sempre più consenso nel cinema: l’ibridazione tra umano e tecnologia, alla ricerca del perfetto punto di equilibrio per la costruzione della IA.
SuperVicky, il cui titolo originale è Small Wonder, fu trasmessa negli States tra il 1985 ed il 1989.
La serie narra le avventure della famiglia Lawson e di Vicky, piccola bambina robot interpretata da Tiffany Brissette, che il capofamiglia, Ted Lawson, ha progettato e costruito, conferendole le sembianze di una bimba di 10 anni. Vicky non può ovviamente comportarsi come una bambina qualunque e, quindi, spesso crea delle gag uniche, lasciando a bocca aperta ( e senza parole!) i vicini di turno, impiccioni come non mai e curiosissimi di capire il perché di comportamenti così strani. Soprattutto Harriet, interpretata da Emily Shulman, sembrava avere uno spietato interesse per la “stranezza” di Vicky, ma soprattutto per il fratello Jamie, interpretato da Jerry Supiran.

Vicky non era una bambina così anomala infondo…. Dormiva in un armadio, disattivabile con un colpo sul capo, una presa di corrente posizionata sotto il braccio….Cosa saranno queste se non stranezze come altre?!

Una serie da ri-scoprire!
Sara Moraca

 

 

Riscoprendo le serie Tv: MacGyver!

Avete mai provato ad uscire da una gabbia con l’ aiuto di un cacciavite? Od a liberarvi dalla più insidiosa delle trappole con un coltellino? Risolvere le situazioni più intricate e misteriose con il solo aiuto di ciò che letteralmente si ha nelle tasche è la specialità di MacGyver, eroe di una  famosissima serie tv cult degli Anni ‘80.

Inconfondibile, geniale, coraggioso, intraprendente, il paladino della giustizia interpretato magistralmente dal mitico Richard Dean Anderson, nelle sette stagioni , andate in onda negli Stati Uniti dal 1985 al 1992 , ha riscosso anche in Italia un successo senza precedenti.

Angus MacGyver, agente segreto fuori dai luoghi comuni, non amante della violenza , schivo dell’etichetta, anticonformista per metodologie operative, lavora per la Phoenix Foundation, dove si impegna per risolvere sempre casi di portata internazionale e mondiale, grazie alla propria genialità ed all’eccezionale preparazione nei più disparati ambiti scientifici.

Con l’ amico di sempre Peter Thorton, interpretato da Dana Elcar , MacGyver si trova a fronteggiare insidie e nemici diabolici come Murdock, la cui parte viene magistralmente ricoperta da Michael Des Barres per le sette serie.

Richard Dean Anderson, dopo aver preso parte alla registrazione dei 139 eisodi che compongono la saga di Macgyver, si è calato ancora nei panni dell’eroe anticonformista per due lungometraggi, arrivati in Italia solo sul piccolo schermo e che, anche negli States, hanno purtroppo riscosso scarso successo:

” MacGyver ed il tesoro perduto di Atlantide” e “Macgyver: il giorno del giudizio”.

L’ideatore della serie Lee david Zlotoff, in occasione del Maker Faire 2008, ha annunciato che potrebbe essere prodotto un ambizioso lungometraggio su MacGyver e che, per tale pellicola, il budget a disposizione sarebbe notevole.

Non resta dunque che aspettare ed incrociare le dita per vivere nuove, emozionanti avventure con Mac!

Sara Moraca

Grande ritorno per l’A-Team!

Il cast della serie Tv cult anni '80 "A-Team"

Venerdì 18 Giugno 2010 ha esordito nelle sale cinematografiche italiane  il lungometraggio “A-Team“, che si ispira all’omonima serie Tv degli anni ‘80.

La pellicola di John Carnahan può vantare la presenza di attori del calibro di  Liam Neeson (” Excalibur“, “Le cronache di Narnia“, “Batman Begins“), Bradley Cooper (” Due single a nozze“, “Yes Man“) e della stupenda Jessica Biel, già nota al pubblico per la partecipazione nella serie Tv “Settimo Cielo“.

La trama di base, ovvero quella dei quattro magnifici membri di una squadra speciale  che combattono contro i traditori, per ottenere giustizia e una meritata rivalsa su chi ha cercato di infangarne il nome, viene catapultata nel ventunesimo secolo, con un adattamento, quindi, per ciò che concerne dettagli storici, attrezzature militari e tecnologie.

Da una parte, quindi, sensazionali colpi di scena ed effetti speciali, dall’altra gli amanti della serie cult anni ‘80 che si rassegnano a vedere i propri eroi in panni diversi da quelli di mitici veterani del Vietnam.

La pellicola garantisce scene ad alto impatto ed adrenalina per gli amanti del genere, permettendo di rivivere senz’altro una forte emozione per chi anni fa si incantava davanti al televisore ad ammirare le gesta dei quattro combattenti.

Chissà che con questa pellicola anche le nuove generazioni possano scoprire ( o ri-scoprire) l’emozione che questi quattro eroi hanno saputo regalare a migliaia di fan nel mondo.

Il confronto per una pellicola del genere è arduo, ma la prova è stata ampiamente superata grazie a ritmi incalzanti, location mozzafiato ed un cast di tutto rispetto.

E ricordate….” Se avete un problema che nessuno può risolvere – e se riuscite a trovarli – forse potrete ingaggiare il famoso A-Team”

Sara Moraca

“La stazione” di Sergio Rubini

Locandina de "La stazione" di Rubini

Film d’ esordio alla regia di Sergio Rubini nel 1991 , dopo alcune parti da attore, (salvo esser protagonista ne “L’intervista” di Federico Fellini) “La Stazione” , pur essendo una pellicola molto semplice, in economia, si rivela a mio giudizio e con sorpresa, un ottima scelta rappresentativa di un cinema italiano atipico.

Vincitore di due premi David di Donatello, la rappresentazione cinematografica presenta un connubio tra diversi generi e ispirazioni: la figura del padre che fu capostazione, le radici di Rubini con l’ambientazione a Grumo di Puglia, paese di nascita del regista, l’atmosfera drammatica.

Il semplice e un po buffo Rubini, vive in suo piccolo mondo, quello lavorativo della stazione che ci riporta agli anni Cinquanta, con un rispetto quasi maniacale per la legge, le regole,sempre chiuso nell’ufficio del capostazione, dedito a cronometrare ogni cosa e a studiare la lingua tedesca con un corso a dispense.

Irrompe poi improvvisamente, una giovane donna che stravolge la quotidianita’ del capostazione, facendolo uscire da quel suo mondo e proiettandolo quasi in un sogno con scene quasi teatrali.

La contrapposizione e’ tra la giovane donna, moderna ed indipendente ma riservata, e il capostazione che rifiuta l’idea di vivere a Roma “perché senza una piazza dove passeggiare e il bar con gli amici tutto è noia”.

La storia senza scorrere così senza nulla aggiungere quando piomba il terzo incomodo.Intanto cade la pioggia e i treni continuano a passare per la stazione senza fermarsi quasi mai.

Cambiamento repentino che ci porta ad un’azione risoluta del protagonista per salvare l’ ottima Margherita Buy dalle ingerenze dello pseudo fidanzato adirato per esser stato abbandonato durante una festa.

Una storia semplice ma a mio parere avvincente che con l’albeggiare riporta ogni cosa e ogni persona al suo posto, lasciando fantasie e sogni in un cassetto.

In una notte una vita intera poteva cambiare, ma il colpo di testa non c’e’ stato e tutto ritorna come prima.


carlo caruso

In corso la 56° edizione del Festival di Taormina

Il palcoscenico del 56° Festival di Taormina

Si sta svolgendo in questi giorni, inizio il 12 giugno, il Taormina FilmFestival,  presso il Teatro Antico di Taormina  diventato negli anni un appuntamento tra i più importanti dedicato alla cinematografia.

Proiezioni, incontri ed eventi mondani, caratterizzano il Festival sotto la direzione di Deborah Young; termine il 18 giugno, con la consegna dei Nastri d’ Argento il 19, i prestigiosi premi assegnati dai critici cinematografici.

Tra i titoli partecipanti troviamo Dalla vita in poi di Gianfrancesco Lazotti, commedia con Cristiana Capotondi e Filippo Nigro, Neke Druge Price Some Other Stories, la prima co-produzione del dopo guerra che abbraccia cinque paesi della ex Jugoslavia e l’Irlanda per raccontare cinque storie, dirette da donne, che parlano del dramma dell’aborto. In Mediterranea figura anche l’esordio alla regia della commediografa Yasmina Reza, che per Chicas si è assicurata l’ottima recitazione di Carmen Maura ed Emmanuelle Seigner; quindi troviamo Nous Trois di Renaud Bertrand, in cui Emmanuelle Béart e Stefano Accorsi impersonano due amanti clandestini.
La seconda sezione presenta sette film che concorrono per il Premio del Pubblico e il requisito è che siano prodotti in paesi Oltre il Mediterraneo, com’è chiamata la sezione; in questo ambito partecipano il brasiliano É Proibido Fumar di Anna Muylaert,  Love In A Puff di Pang Ho-Cheung ( Hong Kong) e dalla Repubblica Ceca Kawasaki’s Rose di Jan Hrebejk , uno dei migliori registi del cinema ceco degli ultimi anni.
Per il quarto anno consecutivo sarà assegnato il N.I.C.E. Award (New Italian Cinema Events di Firenze) al miglior cortometraggio diretto da un regista nato o residente in Sicilia da almeno cinque anni.

Oltre al concorso il Taormina FilmFest è anche luogo di eventi mondani per il grande pubblico; il bellissimo anfiteatro si trasforma ogni sera in grande schermo a cielo aperto mostrando la visione di parecchi film, tra cui quest’oggi l’ anteprima internazionale di Toy Story 3.

Tra gli altri titoli in programma la commedia di Neil LaBute, Festa col morto, Ragazzi miei con Clive Owen, la messinese Maria Grazia Cucinotta nell’Imbroglio nel lenzuolo ed Emily Blunt e Rupert Everett nell’action Usa Wild Target.
In occasione dei Mondiali 2010, il calcio è protagonista anche a Taormina e saranno proiettati cinque film nella sezione Cinema nel Pallone; da segnalare l’iraniano Offside del regista recentemente scarcerato Jafar Panahi, il documentario Rimet – L’incredibile storia della coppa del mondo e il film di Emir Kusturica su Maradona.

Intanto ieri Robert De Niro ha ricevuto il prestigioso Taormina Arte Award. Altre importanti figure prenderanno parte alle Master Class 2010, tra cui i registi Dario Argento e il sopracitato Emir Kusturica; il maestro dell’ horror all’italiana presenterà il suo ultimo lavoro, Giallo, che vede protagonista il talentuoso Adrien Brody.

carlo caruso

Cortometraggio Logorama

Locandina Logorama

Ha ha vinto l’Oscar nel 2010 nella categoria “Miglior Cortometraggio Animato”, Logorama è un corto d’animazione diretto dal collettivo francese di grafica e animazione H5 (François Alaux, Hervé de Crécy e Ludovic Houplain).
Un cortometraggio bellissimo a mio giudizio perche’ fa sorridere oltre che riflettere, con i suoi 2500 loghi racchiusi in 17 minuti di ripresa. La fanno da padrone i loghi delle corporation che stanno sconvolgendo l’equilibrio di una citta’, una galassia, invasa e permeata dal consumismo.

Stupenda anche l’apertura musicale, Goodmorning Life, parole cantate da Dean Martin  la canzone del classico film americano. Una melodia semplice, che resta facilmente impressa dopo il primo ascolto. Volano farfalle, le MSN Butterfly , e girano i camion Pringles guidati dalla mascotte delle patatine prodotte dalla Procter e Gambles. La città e’ ricoperta di cartelloni pubblicitari e di loghi delle grandi multinazionali e gli abitanti sono le mascotte delle corporation, Michelin, Esso, Bic e Ronald Mc Donald.

Ricercato dalla polizia per una rapina, intercettato dai tutori della legge, gli omini della Michelin, MC Donald viene inseguito con conseguenze catastrofiche per la città e per il pianeta stesso.

L’immagine di galassie che portano i nomi delle grandi corporation era stato già portato sul grande schermo da David Fincher in Fight Club, tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk. In Logorama il regista presta la voce alla mascotte Pringles.

Una societa’ che non differisce poi cosi’ tanto da quella in cui viviamo.

L’uomo sembra perdere la bussola della realta’ si trova in una specie di gabbia di matti specialisti di marketing bombardato non dalle armi ma da miriadi di messaggi pubblicitari.

Sicuramente potrebbe piacere anche ai bambini oltre che permettere di comprendere il meccanismo della “mediaticita’ “diciamo cosi’.

carlo caruso

13° Enviromental Festival di Torino

Locandina Festival ambientale di Torino 2009

Si sta svolgendo a Torino la 13ma edizione di CinemAmbiente, termina il 6 giugno, Festival del cinema ambientale, un punto di vista critico e contemporaneo con pellicole italiane e straniere.

Si tratta del primo e più importante festival italiano dedicato alle tematiche ambientali, si sposta all’inizio di giugno per collegarsi a un importante evento internazionale di sensibilizzazione sui temi dell’ecologia e della sostenibilità: la Giornata mondiale Onu dell’ambiente (5 giugno) e in quest’ occasione alle ore 21 in 14 città italiane saranno contemporaneamente proiettati documentari sull’ambiente.

Il Festival CinemAmbiente nasce a Torino nel 1998 con l’ idea di presentare i migliori film ambientali dell’anno, primo festival europeo a emissione zero.

Il cinema Massimo di Torino sarà il luogo centrale del festival, mentre le proiezioni all’aperto saranno ospitate nel cortile del Museo regionale di scienze naturali.

Due eventi speciali ribadiscono il carattere internazionale del festival: le proiezioni di “No Impact Man, il film in anteprima italiana che racconta l’esperimento di Colin Beavan  e della sua famiglia che per un anno decidono di vivere a impatto zero, e The Cove, vincitore dell’Oscar 2010 come miglior documentario, sul grave pericolo di estinzione dei delfini. I film in concorso sono stati selezionati tra centinaia di documentari provenienti da tutto il mondo. Il concorso internazionale documentari è composto da ben dodici titoli, tra cui: The End of the Line di Rupert Murray, un documento sul rischio di estinzione di molte specie di pesci, diventato un caso in Inghilterra; Garbage Dreams di Mai Iskander (vincitore dell’Al Gore Reel Current Award) sulle persone che al Cairo raccolgono circa tre tonnellate di materiale di scarto al giorno e vivono in una bidonville di rifiuti.

Big River Man di John Maringouin, vincitore del Sundance 2009, racconta la discesa del Rio delle Amazzoni a nuoto per seimila chilometri di Martin Strel, di origine slovena.

Il concorso documentari italiani mostrerà vicende, come quella di Le White di Simona Risi, sull’amianto delle case bianche di Rogoredo a Milano, Lo Specchio di David Christensen, che si occupa di far conoscere la storia dell’enorme specchio fatto costruire sul monte dal sindaco del paesino piemontese di Viganella per poter avere un po’ di luce solare anche durante l’inverno; Gente d’alpe di Poldi Allai, Nardi e Lilloni, racconta invece un luogo in cui il rapporto uomo/natura è ancora molto forte. Ai tre concorsi si affiancano varie sezioni e tra queste è prevista la proiezione di The Garden, che racconta del community garden più grande di tutti gli Stati Uniti, e di Logorama, vincitore dell’Oscar 2010 come miglior cortometraggio di animazione.

carlo caruso