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Bright Star di Jane Campion.

Immagine tratta dal film Bright Star.

Film tratto dall’omonimo romanzo saggio di Elido Fazi, racconta la storia d’amore tra il poeta John Keats e Fanny, una delicata ed intensa storia d’amore ambientata nell’Inghilterra romantica di fine Ottocento, è affidata alla delicata interpretazione di due attoti giovanissimi, Abbie Cornish e Ben Whishaw, che vvivono con stupefacente ribellione e poesia la loro passione impossibile. Il film riscopre con incanto e dolcezza tracciati biografici, il poeta romantico inglese Keats, raccontandone gli ultimi 2 anni di vita vissuti nella passione ricambiata per la coetanea Fanny Brawne. Jane Campion, unica donna regista ad aver vinto la palma di Cannes nel 1992 con “Lezioni di piano” ed eccelsa narratrice di condizioni e sentimenti femminili, pone ancora al centro della sua narrazione cinematografica, la figura di un’eroina in lotta con le convenzioni sociali dell’epoca e desiderosa d’amore.  Il film è impermeato su abbondanti riferimenti all’opera di Keats, il poeta si svela allo spettatore attraverso i suoi scritti e le sue opere immortali.

Un omaggio ad un componente importante del romanticismo che la Campion, con precisione storica, ricostruisce, senza scalfirne l’aura poetica. Un viaggio elegante attraverso una storia delicata e prorompente al contempo, che esalta le composizioni poetiche di Keats, rivelandone la sofferenza, i batticuori e tutte quelle sfumature di dolore e gioia che rendono una persona innamorata e che il poeta ha saputo descrivere egregiamente attraverso le sue opere. La Campion sembra scardinare l’involucro di un uomo, per trovare il poeta, l’essenza di chi sa parlare con il cuore e sa vivere  di emozioni.

Farfaruga.

La nostra vita

La locandina del film

La nostra vita, film italiano premiato a Cannes con la palma d’oro per il miglior attore, è assolutamente da vedere perchè – come dice emblematicamente il titolo -, la vita di Claudio (Elio Germano) è molto simile alla nostra: normale lavoro in cantiere, il sabato al centro commerciale con la famiglia, il pranzo domenicale coi parenti. La morte della moglie durante il parto del terzo figlio, però, sconvolge l’idillio. Claudio, solo con tre figli, cerca di compensare la perdita della moglie dandosi da fare, in ogni modo, per raggiungere il benessere materiale per se e per i suoi figli, ai quali, dice Claudio nel film, non deve mancare niente.
Ad ogni modo, si diceva.

E cioè, anche chiedendo dei soldi in prestito ad un amico spacciatore per avviare la sua nuova attività di subappaltatore; attività che, peraltro, è il frutto di un ricatto che Claudio perpetra ai danni del suo ex-datore di lavoro, il quale ha colpevolmente mancato di denunciare la morte del guardiano notturno del suo cantiere, altrimenti “il cantiere si sarebbe fermato”; poca importanza sembra avere per Claudio anche il fatto che c’è un ragazzo, il figlio Andrei, che cerca ancora quel guardiano, che ha bisogno ancora di lui e che ha diritto a sapere la verità. Il fallimento dell’impresa, dalla quale riemerge solo grazie al sostegno economico della famiglia, fa sparire in Claudio tale cinismo, ma non il disincanto davanti alla vita. C’è un’immagine che evidenzia tale disincanto meglio di ogni altra. Ed è quando Andrei, dopo aver ricevuto da Claudio gli arretrati per il lavoro in cantiere, dice a Claudio: “a me non mi aggiusti con i soldi”. E tu – rivolto sempre a Claudio – “come pensi di aggiustare la morte di tua moglie?”. Il silenzio però eloquente di Claudio sembra “dire”: “Non tutto si aggiusta, bisogna andare avanti, nonostante tutto e tutti”. E forse è davvero così..

Sebastiano Solano

EZRA di Aduaka Newton (Nigeria 2007)

locandina del film Ezra

Il film “Ezra” è nato da un grande lavoro di ricerca che il regista nigeriano ha condotto in Sierra Leone insieme a Alain Michel Blanc (autore di “Vai e vivrai”). Ha incontrato tanti bambini, psichiatri, educatori, avvocati del tribunale speciale delle Nazioni Unite, ma ciò che più l’ha toccato è ciò che alcuni bambini hanno dovuto vivere e che sempre resterà nella loro memoria.

 

Per l’ammirabile fusione dei piani narrativi il film Ezra  avvince affrontando un tema molto scottante nell’ Africa odierna, che riguarda soprattutto la tratta dei bambini, denunciando la malvagia complicità del mondo occidentale che annienta l’ innocenza dei più piccoli e la speranza nell’ avvenire.

Scritto dal regista con Alain-Michel Blanc,  Aduaka Newton, nato in Nigeria, è il fondatore della Granite Film Works e il regista del lungometraggio Rage, il primo film totalmente indipendente realizzato da un cineasta africano uscito nella sale di tutta la Gran Bretagna. Nel 2002 ha presentato a Cannes il corto Funeral .
Trama del film: Ezra non ha ancora venti anni, dietro di sé un’infanzia perduta. Rapito da piccolo dai ribelli del Blood Brotherhood, è stato addestrato alla guerra, drogato ed indottrinato, spinto a compiere crimini orribili. E’ diventato un bambino soldato. In un continuo gioco di rimandi tra passato e presente, viene ricostruita la sua storia: l’attacco al suo villaggio, il massacro dei genitori di cui Ezra non ricorda nulla, l’incontro con la sorella sopravvissuta. Oggi Ezra si trova dinnanzi ad un tribunale, la sua mente ha rimosso il passato. E’ una vittima o un criminale di guerra?
Ezra è fatto prevalentemente di suoni gravi: il suono non è altro che uno spazio in cui le immagini prendono corpo. Il suono serve a toccare lo spettatore.
Newton cerca di contrastare la violenza di una situazione con la musica o con suoni che ne riflettano l’insita tristezza: la colonna sonora esprime il punto di vista del regista
Newton ci dice che “I personaggi sono il motore di ogni cosa. Nel corso delle riprese, la sceneggiatura non viene mai interamente rispettata. La sceneggiatura di partenza deve essere molto attentamente costruita ed analizzata, ma poi sul set viene necessariamente interpretata. Non è che una semplice guida, attraverso la quale durante le riprese si scoprono nuove cose. A volte capita di cambiare il punto di vista con cui una scena è stata pensata. Sul set cerco di portare nuovi elementi alla sceneggiatura, emozioni vere. Poi, al montaggio, si torna all’analisi rigorosa. Se la sceneggiatura non funziona, si possono inventare e inserire nuove scene durante le riprese. Nel film, ad esempio, il personaggio di Terminator e la morte del ragazzino sono state inventate sul set, proprio perché sembrava mancare qualcosa nella sceneggiatura”.

carlo caruso