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“La nostra vita”, regia di Daniele Lucchetti.

Immagine tratta dal film.

Claudio (Raoul Bova) è un operaio edile che lavora nei cantieri della periferia romana e vive con la moglie Elena (Isabella Ragonese) ed i due figli, in attesa del terzo. Gran lavoratore e marito devoto ed innamorato,rimane sconvolto ed impreparato dalla morte che raggiunge la moglie proprio mentre sta dando alla vita il piccolo Vasco. Incapace di fronteggiare il dolore, si mette in testa di dover risarcire i figli, dandogli tutte quelle cose che, se non altro, si possono comprare. Si mette così in un affare più grosso di lui, dalle ripercussioni economiche e morali. Lucchetti non è uno dei registi più prolifici del nostro cinema, ma quando parla, lo fa con qualcosa da dire, con una regia da sperimentare. Con “La nostra vita”, va a osservare il mondo delle borgate romane ma non solo, spicchi di quotidianità comune a tutta Italia.

Sugli abitanti di questo mondo, molto più persone che personaggi,  e sugli immigrati con cui condividono l’ambiente di vita e di lavoro, lo sguardo del regista è fermo, non è uno sguardo che giudica, ma che guarda, capisce, è uno sguardo onesto, quasi ottimista. Riesce a vedere il domani di quei bambini che giocano negli androni dei palazzi nuovi, senza passato, un domani che riesce a riscattare le amarezze del presente. Reale e consapevole ossatura del vivere di oggi,ricoperta da tutte le speranze e le delusioni delle esistenze che ruotano intorno . Fotografia nitida delle speranze che prendono forma nelle menti dei padri, Lucchetti dà voce all’uomo normale che vive di niente e  si copre di sogni.

Farfaruga.

Oggi nelle sale, le nuove uscite

La locandina di The Hole in 3D

La locandina di The Hole in 3D, da oggi nelle sale italiane

Esce stasera The Hole in 3D, regia di Joe Dante, un horror vietato ai minori di 13 anni che ci racconta la storia di due fratelli ed un’amica alle prese con una botola in cantina, che in realtà è il passaggio per un’altra dimensione; una storia di formazione in cui l’infanzia e l’adolescenza affrontano le loro paure più recondite improvvisamente materializzate.

Arriva anche L’acchiappadenti, una commedia per ragazzi per la regia di Michael Lembeck, che vede uno scorretto giocatore di hockey condannato dal mondo delle fiabe ad assumere il ruolo di fatina dei denti, e di conseguenza a relazionarsi positivamente con i più piccoli; nell’improbabile ruolo troviamo l’attore Dwayne Johnson, che riesce a gestire anche un tutù rosa.

Il film drammatico Bright Star è firmato dalla regista Jane Campion, che ci racconta la relazione tra il poeta inglese John Keats e la sua musa Fanny Brawne, visto in un ottica tutta particolare del punto di vista della donna e ponendo particolare rilievo al potere di ispirare il poeta nella composizione delle sue opere più belle.

Si esauriscono qui le nuove uscite della settimana, ma la programmazione nei cinema italiani è arricchita dalla presenza di altri film in cartellone da qualche tempo che vengono proiettati tutt’ora: la pellicola d’azione Prince of Persia- Le Sabbie del Tempo, la commedia ispirata dall’omonimo famosissimo telefilm Sex and the City 2, ed il bel Robin Hood di Ridley Scott, in programmazione da esattamente un mese.

Alice Sella

Johnny Mad Dog

Locandina del film con ragazzo armato

Johnny Mad Dog e’ un libro pubblicato nel 2002 premiato come miglior libro dell’anno dal Los Angeles Times, sulla tragedia dei bambini soldato in Africa.
Raccoglie intorno a se’ le storie di un chimico congolese, di un regista parigino, e soprattutto quelle di centinaia di migliaia di bambini soldato.

La storia di questi bambini si svolge in Congo quando scoppia la guerra civile nel 1997.
Il giovane chimico Emmanuel Dongala, padre congolese e madre centro-africana si trova nel caos di un violento conflitto armato dove i soldati sono bambini

Attualmente professore al Bard College di Simmon’s Rock, in Massachusetts, insegna chimica e letteratura africana, racconta: “Volevo essere uno scienziato, ma sono diventato scrittore per esprimere la tristezza, la collera, la vergogna provate nel vedere quante ricchezze e opportunità sono state sprecate in Africa”.

“Vengono rapiti e obbligati a unirsi ai gruppi armati. Subiscono il lavaggio del cervello e sono obbligati a compiere azioni irreparabili come uccidere un membro della propria famiglia, o stuprare la propria sorella. La violenza di questi atti permette al bambino di allontanarsi dal proprio clan e dal villaggio, diventando dipendente dal proprio capo banda, che può manipolarlo come desidera”.

Dongala racconta la follia di questi conflitti e il linguaggio vigente tra i bambini : la violenza.
“Anch’io sono stato umiliato per le strade di Brazzaville da un gruppo di bambini soldato che impugnavano le armi di fronte ai miei figli e a mia moglie”, ricorda. “Fu un’esperienza spaventosa. Psicologicamente è molto difficile andare avanti, perché si perde la propria dignità di fronte alle persone che ti rispettano e che cercano protezione”.

Johnny Mad Dog e’ un quindicenne vive come un animale pazzo.Si aggira drogato per la città con un gruppo di coetanei a bordo di un fuoristrada; uccidono e violentano senza motivo.

Abusano delle donne più belle, davanti allo sguardo supplicante dei mariti. Seguono gli ordini del comandante Giap, per paura “del suo sguardo e dei suoi addominali”. Dongala riesce a mostrarci anche il lato umano della guerra. A cominciare dallo sguardo di Laokolé, sedicenne che si impegna aiutando il fratellino, Fofo, di 8 anni, e la madre rimasta senza gambe.

Il personaggio femminile ci insegna la voglia di vivere, comunica sentimenti di fratellanza. E la paura. Laokolé, insieme a migliaia di uomini, fa di tutto per mettersi in salvo cercando rifiugio nelle ambasciate.Invano.
Il libro diventa film grazie a Jean-Stéphane Sauvaire, regista francese che dopo aver letto il libro propone il progetto alla MNP Entreprise, casa di produzione di Mathieu Kassovitz e Benoît Jaubert.

Sauvaire nel 2004 aveva girato il documentario Carlitos Medellin: il traffico delle armi e della droga nella città colombiana di Medellin, tra bande di bambini che uccidono per gioco. Kassovitz e Jaubert accettano cosi’ Sauvaire inizia così a viaggiare in Africa alla ricerca dei set per il film.
Sostenuto da Kassovitz e Jaubert, Sauvaire riesce a ottenere i permessi dall’Onu per il porto d’armi e a superare lentamente tutte le difficoltà burocratiche.

“Avrei potuto girare le scene con le armi in qualsiasi altro Stato. Nessuno spettatore se ne sarebbe accorto. Ma ho voluto lavorare in modo trasparente cercando di dare al film il massimo di veridicità”.
La preparazione del film ha richiesto un anno per formare i giovani attori una quindicina in tutto, ragazzini che hanno vissuto la guerra in prima linea, con le cicatrici sulla pelle.
“Ricordo che per girare alcune scene erano costretti a imparare a memoria i testi. Parola per parola. Ripetendo la stessa frase innumerevoli volte”, ci dice il regista

Alla fine delle riprese, Sauvaire ha creato la Fondation Johnny Mad Dog, per aiutare i ragazzi attori a ricevere un’educazione scolastica. “Per il momento un educatore si occupa dei ragazzi che hanno partecipato alla realizzazione del film, aiutandoli a risolvere i problemi quotidiani, coinvolgendoli nelle attività scolastiche e consigliandoli su come utilizzare i soldi guadagnati con il film”.


carlo caruso

EZRA di Aduaka Newton (Nigeria 2007)

locandina del film Ezra

Il film “Ezra” è nato da un grande lavoro di ricerca che il regista nigeriano ha condotto in Sierra Leone insieme a Alain Michel Blanc (autore di “Vai e vivrai”). Ha incontrato tanti bambini, psichiatri, educatori, avvocati del tribunale speciale delle Nazioni Unite, ma ciò che più l’ha toccato è ciò che alcuni bambini hanno dovuto vivere e che sempre resterà nella loro memoria.

 

Per l’ammirabile fusione dei piani narrativi il film Ezra  avvince affrontando un tema molto scottante nell’ Africa odierna, che riguarda soprattutto la tratta dei bambini, denunciando la malvagia complicità del mondo occidentale che annienta l’ innocenza dei più piccoli e la speranza nell’ avvenire.

Scritto dal regista con Alain-Michel Blanc,  Aduaka Newton, nato in Nigeria, è il fondatore della Granite Film Works e il regista del lungometraggio Rage, il primo film totalmente indipendente realizzato da un cineasta africano uscito nella sale di tutta la Gran Bretagna. Nel 2002 ha presentato a Cannes il corto Funeral .
Trama del film: Ezra non ha ancora venti anni, dietro di sé un’infanzia perduta. Rapito da piccolo dai ribelli del Blood Brotherhood, è stato addestrato alla guerra, drogato ed indottrinato, spinto a compiere crimini orribili. E’ diventato un bambino soldato. In un continuo gioco di rimandi tra passato e presente, viene ricostruita la sua storia: l’attacco al suo villaggio, il massacro dei genitori di cui Ezra non ricorda nulla, l’incontro con la sorella sopravvissuta. Oggi Ezra si trova dinnanzi ad un tribunale, la sua mente ha rimosso il passato. E’ una vittima o un criminale di guerra?
Ezra è fatto prevalentemente di suoni gravi: il suono non è altro che uno spazio in cui le immagini prendono corpo. Il suono serve a toccare lo spettatore.
Newton cerca di contrastare la violenza di una situazione con la musica o con suoni che ne riflettano l’insita tristezza: la colonna sonora esprime il punto di vista del regista
Newton ci dice che “I personaggi sono il motore di ogni cosa. Nel corso delle riprese, la sceneggiatura non viene mai interamente rispettata. La sceneggiatura di partenza deve essere molto attentamente costruita ed analizzata, ma poi sul set viene necessariamente interpretata. Non è che una semplice guida, attraverso la quale durante le riprese si scoprono nuove cose. A volte capita di cambiare il punto di vista con cui una scena è stata pensata. Sul set cerco di portare nuovi elementi alla sceneggiatura, emozioni vere. Poi, al montaggio, si torna all’analisi rigorosa. Se la sceneggiatura non funziona, si possono inventare e inserire nuove scene durante le riprese. Nel film, ad esempio, il personaggio di Terminator e la morte del ragazzino sono state inventate sul set, proprio perché sembrava mancare qualcosa nella sceneggiatura”.

carlo caruso