
Locandina del film con ragazzo armato
Johnny Mad Dog e’ un libro pubblicato nel 2002 premiato come miglior libro dell’anno dal Los Angeles Times, sulla tragedia dei bambini soldato in Africa.
Raccoglie intorno a se’ le storie di un chimico congolese, di un regista parigino, e soprattutto quelle di centinaia di migliaia di bambini soldato.
La storia di questi bambini si svolge in Congo quando scoppia la guerra civile nel 1997.
Il giovane chimico Emmanuel Dongala, padre congolese e madre centro-africana si trova nel caos di un violento conflitto armato dove i soldati sono bambini
Attualmente professore al Bard College di Simmon’s Rock, in Massachusetts, insegna chimica e letteratura africana, racconta: “Volevo essere uno scienziato, ma sono diventato scrittore per esprimere la tristezza, la collera, la vergogna provate nel vedere quante ricchezze e opportunità sono state sprecate in Africa”.
“Vengono rapiti e obbligati a unirsi ai gruppi armati. Subiscono il lavaggio del cervello e sono obbligati a compiere azioni irreparabili come uccidere un membro della propria famiglia, o stuprare la propria sorella. La violenza di questi atti permette al bambino di allontanarsi dal proprio clan e dal villaggio, diventando dipendente dal proprio capo banda, che può manipolarlo come desidera”.
Dongala racconta la follia di questi conflitti e il linguaggio vigente tra i bambini : la violenza.
“Anch’io sono stato umiliato per le strade di Brazzaville da un gruppo di bambini soldato che impugnavano le armi di fronte ai miei figli e a mia moglie”, ricorda. “Fu un’esperienza spaventosa. Psicologicamente è molto difficile andare avanti, perché si perde la propria dignità di fronte alle persone che ti rispettano e che cercano protezione”.
Johnny Mad Dog e’ un quindicenne vive come un animale pazzo.Si aggira drogato per la città con un gruppo di coetanei a bordo di un fuoristrada; uccidono e violentano senza motivo.
Abusano delle donne più belle, davanti allo sguardo supplicante dei mariti. Seguono gli ordini del comandante Giap, per paura “del suo sguardo e dei suoi addominali”. Dongala riesce a mostrarci anche il lato umano della guerra. A cominciare dallo sguardo di Laokolé, sedicenne che si impegna aiutando il fratellino, Fofo, di 8 anni, e la madre rimasta senza gambe.
Il personaggio femminile ci insegna la voglia di vivere, comunica sentimenti di fratellanza. E la paura. Laokolé, insieme a migliaia di uomini, fa di tutto per mettersi in salvo cercando rifiugio nelle ambasciate.Invano.
Il libro diventa film grazie a Jean-Stéphane Sauvaire, regista francese che dopo aver letto il libro propone il progetto alla MNP Entreprise, casa di produzione di Mathieu Kassovitz e Benoît Jaubert.
Sauvaire nel 2004 aveva girato il documentario Carlitos Medellin: il traffico delle armi e della droga nella città colombiana di Medellin, tra bande di bambini che uccidono per gioco. Kassovitz e Jaubert accettano cosi’ Sauvaire inizia così a viaggiare in Africa alla ricerca dei set per il film.
Sostenuto da Kassovitz e Jaubert, Sauvaire riesce a ottenere i permessi dall’Onu per il porto d’armi e a superare lentamente tutte le difficoltà burocratiche.
“Avrei potuto girare le scene con le armi in qualsiasi altro Stato. Nessuno spettatore se ne sarebbe accorto. Ma ho voluto lavorare in modo trasparente cercando di dare al film il massimo di veridicità”.
La preparazione del film ha richiesto un anno per formare i giovani attori una quindicina in tutto, ragazzini che hanno vissuto la guerra in prima linea, con le cicatrici sulla pelle.
“Ricordo che per girare alcune scene erano costretti a imparare a memoria i testi. Parola per parola. Ripetendo la stessa frase innumerevoli volte”, ci dice il regista
Alla fine delle riprese, Sauvaire ha creato la Fondation Johnny Mad Dog, per aiutare i ragazzi attori a ricevere un’educazione scolastica. “Per il momento un educatore si occupa dei ragazzi che hanno partecipato alla realizzazione del film, aiutandoli a risolvere i problemi quotidiani, coinvolgendoli nelle attività scolastiche e consigliandoli su come utilizzare i soldi guadagnati con il film”.
carlo caruso