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Bright Star di Jane Campion.

Immagine tratta dal film Bright Star.

Film tratto dall’omonimo romanzo saggio di Elido Fazi, racconta la storia d’amore tra il poeta John Keats e Fanny, una delicata ed intensa storia d’amore ambientata nell’Inghilterra romantica di fine Ottocento, è affidata alla delicata interpretazione di due attoti giovanissimi, Abbie Cornish e Ben Whishaw, che vvivono con stupefacente ribellione e poesia la loro passione impossibile. Il film riscopre con incanto e dolcezza tracciati biografici, il poeta romantico inglese Keats, raccontandone gli ultimi 2 anni di vita vissuti nella passione ricambiata per la coetanea Fanny Brawne. Jane Campion, unica donna regista ad aver vinto la palma di Cannes nel 1992 con “Lezioni di piano” ed eccelsa narratrice di condizioni e sentimenti femminili, pone ancora al centro della sua narrazione cinematografica, la figura di un’eroina in lotta con le convenzioni sociali dell’epoca e desiderosa d’amore.  Il film è impermeato su abbondanti riferimenti all’opera di Keats, il poeta si svela allo spettatore attraverso i suoi scritti e le sue opere immortali.

Un omaggio ad un componente importante del romanticismo che la Campion, con precisione storica, ricostruisce, senza scalfirne l’aura poetica. Un viaggio elegante attraverso una storia delicata e prorompente al contempo, che esalta le composizioni poetiche di Keats, rivelandone la sofferenza, i batticuori e tutte quelle sfumature di dolore e gioia che rendono una persona innamorata e che il poeta ha saputo descrivere egregiamente attraverso le sue opere. La Campion sembra scardinare l’involucro di un uomo, per trovare il poeta, l’essenza di chi sa parlare con il cuore e sa vivere  di emozioni.

Farfaruga.

Moulin Rouge! di Baz Luhrmann (2001)

Alcuni potranno trovare questo film noioso per i primi trenta minuti; alcuni avranno le scatole piene della storia d’amore; altri penseranno che la musica non funziona.

Dall’altro lato ci sarà chi dirà che tutto è perfettamente equilibrato e che la pellicola dà una visione meravigliosa di due luoghi artistici, teatro e cinema.

Per anni, alcuni film hanno rivitalizzato il melodramma, dove i buoni sono buoni, i cattivi sono cattivi, donzelle in pericolo e le emozioni sono forti. E Moulin Rouge! ricava la sua trama dal mondo del melodramma.

Parigi. Un giovane idealista di nome Christian (Ewan McGregor) è appena arrivato in città per iniziare la sua carriera di scrittore degli ideali Bohemien della bellezza, della libertà, della verità, e sopra ogni cosa, dell’amore. Inaspettatamente incontra (o meglio si scontra) con un gruppo di attori. La compagnia ha difficoltà con una delle canzoni che sta cercando di scrivere per uno spettacolo. Christian dà loro una mano. Gli attori restano così impressionati dal suo talento che gli chiedono di lavorare con loro per riuscire a produrre uno spettacolo al Moulin Rouge, un locale notturno.

Il Moulin Rouge è pieno di lussuose decorazioni e personaggi travestiti. Qui possiamo vedere il primo vero numero musicale. Ascoltiamo una felice combinazione di Lady Marmalade e Smells Like Teen Spirit: da un lato le ragazze cantano le “gioie” della prostituzione, dall’altro gli uomini “Here we are now, Entertain us”.

Nel Moulin Rouge troviamo anche il resto dei personaggi: Zidler (Jim Broadbent) che gestisce il club e vorrebbe trasformarlo in un teatro. Può fare ciò con l’aiuto del Duca, diabolicamente interpretato da Richard Roxburgh. Zidler pensa di poterlo convincere organizzando un incontro privato con la sua migliore cortigiana: Satine (Nicole Kidman).

Erroneamente Satine pensa che Christian sia il Duca… naturalmente i due s’innamoreranno.

I numeri musicali del film variano al variare dei toni. Il regista, Baz Luhrmann, fa notare il suo stile in ogni scena. I musical spesso hanno un livello di complessità basso dal punto di vista della narrazione, ma Moulin Rouge! è un film audace e ardito che (forse) non potrà stancarvi.

Danilo Camassa

5 APPUNTAMENTI PER FARLA INNAMORARE

5 APPUNTAMENTI PER FARLA INNAMORARE

Torna la coppia che ci ha fatto ridere e innamorare ne “Il mio grosso grasso matrimonio greco” formata da Nia Vardalos e John Corbett. Questa volta però li vediamo in una situazione completamente diversa.

Lei non più bruttina e sottomessa, la ritroviamo invece nei panni di Geneviève, una dinamica ed intraprendente fioraia. Con una regola ben precisa in fatto di uomini: non andare mai oltre il quinto appuntamento. Infatti secondo la protagonista, il 5 è il numero perfetto per godere di tutti i benefici di un rapporto a due senza scadere nella routine di un rapporto monogamo. Ogni appuntamento infatti ha un “aiuto” di cui usufruire: senso dell’umorismo, scollatura seducente, interesse finto per le chiacchiere maschili e meravigliosi baci appassionati. Dopo tutto questo stop. E si volta pagina. Ma come nella migliore tradizione della commedia americana, arriverà il bel ragazzo pronto a sconvolgere tutti i piani di Geneviève. Greg infatti, aprirà un Tapas Bar accanto al negozio di Geneviève e rimarrà subito affascinato dall’intraprendenza della ragazza e dalle sua “regola del 5″.

Ma possiamo già immaginare che nonostante i tentativi di Geneviève di evitare il coinvolgimento emotivo e le eventuali sofferenze, sarà il vero amore a trionfare, dimostrando che non esistono numeri o regole precise, ma se si vuol vivere una storia lo si deve fare nonostante le paure e le incertezze. Per chi si aspetta il divertimento di “il mio grosso grasso matrimonio greco” rimarrà molto deluso. In comune hanno solo gli attori principali. E’ la simpatia dei protagonisti che manda avanti il film, che altrimenti risulterebbe un po’ scontato e lento in alcuni punti. Ma raccoglie tutti i luoghi comuni delle commedie d’amore americane, che forse sono proprio la base del successo dei film di questo genere.

Buona Visione!

Roberta Pellegrino

Riscoprendo le serie Tv: SuperVicky!

Da sempre il tema della vita artificiale  è stato trattato in numerose pellicole cinematografiche , sitcom e telefilm di svariato genere .

Soprattutto, il tentativo di conferire al robot od androide, il famoso elemento umano, è sempre stato al centro di romanzi (si pensi al grande Asimov) e di film. Negli Anni Ottanta , compariva anche in Italia una Serie Tv, ora quasi dimenticata , dal titolo ” “Super Vicky”.

Divertente, semplice sia nello sviluppo nella trama che nel tipo di sceneggiatura, la serie non aveva grandi pretese, ma senz’altro si è distinta per lo spirito scanzonato e divertente.

Inoltre,  la serie si è rivelata precursore di un genere che poi avrebbe trovato sempre più consenso nel cinema: l’ibridazione tra umano e tecnologia, alla ricerca del perfetto punto di equilibrio per la costruzione della IA.
SuperVicky, il cui titolo originale è Small Wonder, fu trasmessa negli States tra il 1985 ed il 1989.
La serie narra le avventure della famiglia Lawson e di Vicky, piccola bambina robot interpretata da Tiffany Brissette, che il capofamiglia, Ted Lawson, ha progettato e costruito, conferendole le sembianze di una bimba di 10 anni. Vicky non può ovviamente comportarsi come una bambina qualunque e, quindi, spesso crea delle gag uniche, lasciando a bocca aperta ( e senza parole!) i vicini di turno, impiccioni come non mai e curiosissimi di capire il perché di comportamenti così strani. Soprattutto Harriet, interpretata da Emily Shulman, sembrava avere uno spietato interesse per la “stranezza” di Vicky, ma soprattutto per il fratello Jamie, interpretato da Jerry Supiran.

Vicky non era una bambina così anomala infondo…. Dormiva in un armadio, disattivabile con un colpo sul capo, una presa di corrente posizionata sotto il braccio….Cosa saranno queste se non stranezze come altre?!

Una serie da ri-scoprire!
Sara Moraca

 

 

Riscoprendo le serie Tv: MacGyver!

Avete mai provato ad uscire da una gabbia con l’ aiuto di un cacciavite? Od a liberarvi dalla più insidiosa delle trappole con un coltellino? Risolvere le situazioni più intricate e misteriose con il solo aiuto di ciò che letteralmente si ha nelle tasche è la specialità di MacGyver, eroe di una  famosissima serie tv cult degli Anni ‘80.

Inconfondibile, geniale, coraggioso, intraprendente, il paladino della giustizia interpretato magistralmente dal mitico Richard Dean Anderson, nelle sette stagioni , andate in onda negli Stati Uniti dal 1985 al 1992 , ha riscosso anche in Italia un successo senza precedenti.

Angus MacGyver, agente segreto fuori dai luoghi comuni, non amante della violenza , schivo dell’etichetta, anticonformista per metodologie operative, lavora per la Phoenix Foundation, dove si impegna per risolvere sempre casi di portata internazionale e mondiale, grazie alla propria genialità ed all’eccezionale preparazione nei più disparati ambiti scientifici.

Con l’ amico di sempre Peter Thorton, interpretato da Dana Elcar , MacGyver si trova a fronteggiare insidie e nemici diabolici come Murdock, la cui parte viene magistralmente ricoperta da Michael Des Barres per le sette serie.

Richard Dean Anderson, dopo aver preso parte alla registrazione dei 139 eisodi che compongono la saga di Macgyver, si è calato ancora nei panni dell’eroe anticonformista per due lungometraggi, arrivati in Italia solo sul piccolo schermo e che, anche negli States, hanno purtroppo riscosso scarso successo:

” MacGyver ed il tesoro perduto di Atlantide” e “Macgyver: il giorno del giudizio”.

L’ideatore della serie Lee david Zlotoff, in occasione del Maker Faire 2008, ha annunciato che potrebbe essere prodotto un ambizioso lungometraggio su MacGyver e che, per tale pellicola, il budget a disposizione sarebbe notevole.

Non resta dunque che aspettare ed incrociare le dita per vivere nuove, emozionanti avventure con Mac!

Sara Moraca

Cosa voglio di più (2010)

 

Anna (Alba Rohrwacher) è una giovane donna come tante altre: più o meno trent’anni, un lavoro poco qualificante ma sicuro e tranquillo e un fidanzato, Alessio(Giuseppe Battiston) con cui convive in una casa alla periferia nord di Milano. La loro vita è serena, semplice, fatta di piccole abitudini quotidiane su cui la telecamera di Silvio Soldini insiste in maniera ripetitiva rendendo perfettamente l’idea di come quella tranquillità, quella normalità possa diventare soffocante al di là dell’apparenza. Forse è proprio per questo che di fronte all’idea di avere un figlio, suggello di quella (in)felice prigione Anna è titubante, ma soprattutto è per questo che quando incontra Domenico (Pier Francesco Favino) non fa nulla per evitare che la loro conoscenza possa diventare qualcosa di più. Anzi è proprio lei che lo cerca pur sapendo dove il loro rapporto può portare.

Domenico è allo stesso tempo uguale e diverso da Anna. Anche lui vive in una casa in periferia ma a differenza di Anna non ha un lavoro sicuro e soprattutto fatica a mantenere la moglie e i suoi due figli. Se Anna fugge dalla noiosa quotidianità, Domenico vuole scappare dall’affanno e dai continui bisogni della sua famiglia.

E così Anna e Domenico diventano l’uno il rifugio dell’altra. La passione che li coinvolge non è solo attrazione fisica. È bisogno di fuga, è bisogno di vita e proprio per questo è travolgente, vorace e sopporta a stento le catene che la tengono ferma: le bugie, il poco tempo a disposizione. Tanto che la relazione è fatta di momenti di grande tenerezza e momenti di contrasto molto forti.

Intanto Alessio sembra non accorgersi di nulla con una ingenuità o con una fiducia che se da un lato ce lo rende simpatico dall’altro diventa per Anna ancora più soffocante. La moglie di Domenico invece sa ma spera che la famiglia possa essere più forte di quella che crede una sbandata. E alla fine…

Prima o poi Anna e Domenico sanno che devono prendere una decisione, che non potranno continuare per sempre quella relazione e a nulla serve scappare verso un luogo esotico per vivere due giorni lontano da tutti. La realtà incombe e forse non a caso la decisione arriva all’aeroporto di Milano. Anna e Domenico la prendono insieme ma senza confessarselo, scappando, questa volta l’uno dall’altra.

Ha un finale amaro il film di Soldini che racconta una storia semplice con una regia senza orpelli, senza fronzoli ma piuttosto serrata, concentrata sui protagonisti e sulla loro realtà, una realtà da cui sembra impossibile salvarsi. Coraggiosa anche la scelta di rappresentare Milano in una chiave completamente diversa da quella a cui siamo abituati. Non è la capitale della moda, non è il polo economico del paese. È una grande città dove molte volte le esigenze quotidiane schiacciano il bisogno di vita.

Alessandra Gabola

SBALLATI D’AMORE (2005)


Storia che potrebbe in un certo senso parodiare “Harry ti presento Sally“. Questo film infatti determina una bella amicizia, consumata peró dall’impulso irrefrenabile dell’attrazione. I protagonisti sono Oliver (Ashton Kutcher) ed Emily (Amanda Peet), due sconosciuti che si incontrano per caso su un volo diretto verso New York. Giovani, ambiziosi e con un breve bagaglio di esperienza, si sentono sedotti reciprocamente a tal punto da non riuscire a dare un freno alla circostanza. Cosí, senza nemmeno perdere del tempo per analizzarsi, si chiudono nel bagno dell’aereo concedendosi un’avventura sbrigativa.

Qualche anno piú tardi Oliver gestisce un’attivitá in proprio, mentre Emily é riuscita ad impegnarsi nella recitazione. Le loro vite scorrono, ma l’uno distante dall’altra. E’ Capodanno quando la giovane ragazza viene lasciata dal suo attuale fidanzato. Sará allora che, sfogliando l’agenda con l’idea di non trascorrere la serata in solitudine, ritroverá il numero di Oliver.
I due si incontreranno e senza nessun importante riscontro, anche questa volta ognuno tornerá poi alla propria vita.

Un paio d’anni dopo, in seguito a sfortune sentimentali, Oliver prenderá la decisione di cercare Emily. Trascorreranno una serata pazzesca, forse quella desiderata fin dall’inizio. Ma qualcosa li dividerá ancora. E ancora. E ancora.
Ma come ben sappiamo, a tutto c’é un’unico rimedio ed é la parola fine. Questa fine puó comprendere diverse scelte. Pertanto…che scelte prenderanno Oliver ed Emily? Due estranei uniti da un destino bizzarro e costretti a rimanere legati da una complicitá divisa nel tempo. Per alcuni é realtá, per altri…é uno sballo d’amore!

Simona Leopardi

AMORE A PRIMA SVISTA (2001)


L’attore Jack Black in questo film si rifá esattamente alla grave superficialitá che ormai incombe e affolla i nostri tempi.
Hal (Jack Black) é ancora un bambino quando suo padre, prima di morire, gli fa promettere di aspirare sempre a bellezze femminili superiori alla media. Lui mantiene la parola data e ormai cresciuto, sa perfettamente che il genere di donne poco attraenti, sono esenti dalla sua prioritá di gusto. Insieme al suo singolare amico Mauricio (Jason Alexander), spesso si lancia in feste mondane per cercare prede papabili che soddisfino le sue aspettative. I risultati ovviamente non sono mai dei migliori.

Un giorno si ritrova accidentalmente in un ascensore bloccato con un guru dell’ipnosi. Per ore Hal si lascia andare in confessioni spontanee e dopo questo incontro, qualcosa nella sua vita cambia. E’ come se improvvisamente tutto sembra andare perfettamente in simbiosi con i suoi voleri. Soprattutto l’improvvisa conoscenza delle splendida Rosemary (Gwyneth Paltrow)
Cosa sará successo al nostro protagonista?
Questo film obbliga ognuno di noi a capire che siamo tutti pieni di difetti. Nessuno escluso. E’ la sensibilitá dei valori che ci rende unici. Il nostro cuore non si vede, ma si puó sentire, si puó palpare, si puó amare attraverso le emozioni. Quindi, le volte in cui abbiamo la necessitá di giudicare per forza qualcuno, aspettiamo almeno di conoscere il suo cuore prima di imbatterci in deduzioni sbrigative. Probabilmente il vero senso della storia é poter essere liberi di amare, senza paura di non collimare con quello che il mondo intero vorrebbe profilarci ogni giorno.
Date retta a me…delle volte le sviste sono la miglior cosa che ci possa mai capitare!

Simona Leopardi

TU, IO E DUPREE (2006)


L’amicizia potrebbe mai andare a pari passo con l’amore? O forse potrei porgervi la seguente domanda: “siete mai stati gelosi del/lla vostro/a migliore amico/a?”.
La storia di questo film si fonda sul matrimonio tanto voluto tra Carl (Matt Dillon) e Molly (Kate Hudson), due perfetti innamorati. Durante la loro importante celebrazione, non poteva di certo mancare il miglior amico di Carl, Dupree (Owen Wilson). Tutto sembra (solito condizionale) andare per il meglio.

Quando la coppia ritorna dal viaggio di nozze, incontra casualmente Dupree in condizioni disperate. Carl, non potendo sottrarsi ai suoi doveri di amico, é pronto ad ospitarlo in casa, anche contro il volere della moglie.
E’ qui che ha inizio il disastro. Malintesi, sospetti, insicurezze…ogni sentimento avverso spinge il nostro protagonista a non credere piú al suo caro amico Dupree.
Fará bene? In fin dei conti il detto é: “fidarsi é bene ma non fidarsi é meglio”.
Come al solito Owen Wilson riesce a sorprenderci con il suo classico personaggio eccentrico, bizzarro, insolito ma inspiegabilmente adorabile. Il film ci fa divertire, accomunando la vera natura che si cela dietro alle nostre paure.
La veritá é che probabilmente un’amicizia rimane tale solo se non decide di intromettersi tra noi e l’amore. Lo stesso vale al contrario. Quindi … tenere sempre ben saldi questi due preziosi valori della vita, cercando di non farli diventare un pastrocchio di complicitá. Potrebbe (altro condizionale) provocare effetti collaterali.

Simona Leopardi

L’AMORE NON VA IN VACANZA (2006)


Iris (Kate Winslet) é una ragazza inglese innamorata di un collega che peró, non ricambia esattamente le sue attenzioni. Ha da poco scoperto che lo stesso uomo di cui non potrebbe fare a meno, ha deciso di sposare un’altra donna.
Amanda (Cameron Diaz) invece vive a Los Angeles e fa uno dei lavori piú belli al mondo (a mio avviso) : trailer di film. Ha appena scoperto che il suo fidanzato l’ha tradita e nonostante la rabbia é completamente immune al pianto.

Sia Iris che Amanda, intenzionate a staccare la spina e buttarsi tutto alle spalle, in seguito a contatti telematici, decidono di scambiarsi le rispettive case per un breve periodo. Amanda si ritroverá a vivere in un posto sperduto di Londra, annoiata e sola, mentre Iris, giá da subito a suo agio con l’ambiente signorile, sprofonderá felicemente nei confort della lussuosa villa di Los Angeles. Due quotidianitá scambiate, due luoghi differenti.
Ma nella vita possiamo fuggire ovunque, anche in capo al mondo. Alla fine se qualcosa ti deve raggiungere lo fará … che tu lo voglia o meno.
Trovo questa storia deliziosa, con un cast al maschile di mio gradimento: Jack Black e la sua simpatia e Jude Law insieme al suo spudorato fascino britannico. Film divertente, a tratti commovente e con la classica magia del periodo natalizio.
Lo consiglio a tutti coloro che hanno voglia di credere ancora nell’irrazionalitá dell’amore. O magari é piú adatto a chi irrazionalmente pensa che l’amore non possa essere semplicemente consuetudine di vita.
Decidete voi e nel frattempo…guardatevi il film.

Simona Leopardi