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Bright Star di Jane Campion.

Immagine tratta dal film Bright Star.

Film tratto dall’omonimo romanzo saggio di Elido Fazi, racconta la storia d’amore tra il poeta John Keats e Fanny, una delicata ed intensa storia d’amore ambientata nell’Inghilterra romantica di fine Ottocento, è affidata alla delicata interpretazione di due attoti giovanissimi, Abbie Cornish e Ben Whishaw, che vvivono con stupefacente ribellione e poesia la loro passione impossibile. Il film riscopre con incanto e dolcezza tracciati biografici, il poeta romantico inglese Keats, raccontandone gli ultimi 2 anni di vita vissuti nella passione ricambiata per la coetanea Fanny Brawne. Jane Campion, unica donna regista ad aver vinto la palma di Cannes nel 1992 con “Lezioni di piano” ed eccelsa narratrice di condizioni e sentimenti femminili, pone ancora al centro della sua narrazione cinematografica, la figura di un’eroina in lotta con le convenzioni sociali dell’epoca e desiderosa d’amore.  Il film è impermeato su abbondanti riferimenti all’opera di Keats, il poeta si svela allo spettatore attraverso i suoi scritti e le sue opere immortali.

Un omaggio ad un componente importante del romanticismo che la Campion, con precisione storica, ricostruisce, senza scalfirne l’aura poetica. Un viaggio elegante attraverso una storia delicata e prorompente al contempo, che esalta le composizioni poetiche di Keats, rivelandone la sofferenza, i batticuori e tutte quelle sfumature di dolore e gioia che rendono una persona innamorata e che il poeta ha saputo descrivere egregiamente attraverso le sue opere. La Campion sembra scardinare l’involucro di un uomo, per trovare il poeta, l’essenza di chi sa parlare con il cuore e sa vivere  di emozioni.

Farfaruga.

Bright Star… Eccovi la recensione!

Recensione del film

Jane Campion ama raccontare le donne. L’aveva fatto in “Lezioni di piano” e aveva proseguito con “Ritratto di signora”. Entrambi questi film, come “Bright Star”, sono ambientati nell’Ottocento, periodo in cui le donne avevano un ruolo ben preciso: quello di badare alle faccende di casa e non erano viste di buon occhio se uscivano fuori dagli ‘schemi’. E, invece, la regista australiana vuole sfatare questo stereotipo e nel suo ultimo film, presentato l’anno scorso sulla Croisette, ci presenta una donna moderna: Fanny Brawne, aspirante stilista, che si innamorò, ricambiata, del poeta inglese John Keats.

La bravura della Campion sta nel delineare questa figura femminile forte, sicura di sé, che è in grado di tenere testa ad un uomo (in questo caso Mr Brown, amico di Keats, che non perde occasione per stuzzicare la vanità e le frivolezze di Fanny), che non ha paura di mostrare i suoi sentimenti anche se possono sembrare ‘sconvenienti’. Buona la prova di Abbie Cornish che, nell’abbigliamento e nei modi, richiama alla mente la Isabel Archer di Nicole Kidman.
Il rapporto tra Fanny e il poeta (interpretato da Ben Whishaw) è fatto di gesti, sguardi complici, battute ed è scandito dalle romantiche poesie di Keats, dai rumori della natura e dalle dolci e malinconiche musiche di violino e violoncello.

Sergio Bolzan

Anche “Sucker Punch” sarà in 3D

Stando alle recenti dichiarazioni rilasciate da Vanessa Hudgens ai microfoni di MTV sull’ultimo film di Zack Snyder (divenuto famoso per “300”), “Sucker Punch”, l’action movie a metà tra fantasy e violenza che la vedrà tra le protagoniste, sembra proprio che il film verrà sottoposto in post-produzione alla riconversione in 3D.

Vanessa Hughes, che come le altre eroine del film, dovrà maneggiare armi pesanti sul set, dichiara di essere molto esaltata dalla scelta del 3D:

Non potevo essere più felice, sono molto eccitata all’idea di sapere che quando sparerò con il mio tomahawk, vi arriverà dritto in faccia!

Sucker Punch”, scritto a quattro mani dal regista Snyder e da Steve Shibuya, sarà nelle sale dal marzo del prossimo anno ed è già stato etichettato come una sorta di “Alice nel paese delle meraviglie con le mitragliatrici”. La storia racconta di una giovane ragazza chiamata Baby Doll (Emily Browning), che viene internata dal patrigno in un manicomio. Durante la prigionia, la ragazza inventerà un mondo di fantasia nel quale lei e le sue amiche (Jamie Chung, Jenna Malone, Vanessa Hudgens, Abbie Cornish) diventano delle eroine da action movie.

Come in Alice, anche in questo caso la fantasia ha il potere di alterare la realtà stessa, ma questa volta rischia di peggiorarla, costruendo un universo dark e splatter che, più che Alice nel paese delle meraviglie, ricorda da vicino “300”.

Staremo a vedere.

Intanto, l’ennesimo esempio di quanto il 3D stia diventando una tecnologia inflazionata. Speriamo solo che la continua richiesta di indossare un paio di occhiali al cinema non si trasformi da curioso divertimento a inutile e noiosa costrizione. Voi cosa ne pensate?