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Il pezzo mancante: la dinastia Fiat

giugno 20th, 2011 Posted in Altro, Biografici, Film in uscita, Registi Tags:

Il pezzo mancante: la dinastia Fiat

E’ appena uscito nelle sale cinematografiche, un nuovo film interessante, che racconta della storica dinastia Agnelli, fondatori della casa automobilistica Fiat.

Un film del regista Giovanni Piperno, che si pone l’obiettivo di ricostruire la storia di una delle più importanti famiglie italiane, che ha comunque in ogni caso segnato l’industria automobilistica italiana, e non solo.

Un documentario che cerca di far luce, su alcuni misteri che da sempre circondano il mito degli Agnelli, su alcune morti improvvise, che oltre a lasciare un lutto e segnare la stessa famiglia, hanno condizionato anche l’opinione pubblica.

Interessante anche la locandina, che incorpora il titolo del film, all’interno del nuovo stemma Fiat! Chissà se all’interno del film verranno utilizzate solo auto della stessa casa produttrice, e anche il loro relativo carro attrezzi fiat ?

A sostenere la produzione di questo documentario, sono stati il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Film Commission Torino Piemonte, il Piemonte Doc Film Fund, che sarebbe il Fondo Regionale per il Documentario.

Preziose interviste a studiosi, amici, e tutti coloro che sono stati in contatto con una delle famiglie più importanti in Italia.

Una storia detta e non, sugli Agnelli, che sicuramente desterà dubbi e supposizioni, ma che altrettanto farà  portare alla ribalta nuovamente il loro nome, in un momento come questo, dove la Fiat sta ottenendo grandi risultati, sia nella nostra penisola, che oltre oceano, grazie anche agli accordi stretti con Chrysler, e le nuovi produzioni di modelli, sempre più interessanti e competitivi sul mercato.

E voi cosa ne pensate cari amici?

 Credete sia giusto rispolverare gli antichi dolori e lutti, di una famiglia già comunque segnata, che ha già pagato a caro prezzo la scomparsa di alcuni dei suoi componenti?

Alla prossima puntata amici e amiche!

Laura Sangalli

 

 

Addio a Liz Taylor, un’icona del cinema

Addio a Liz Taylor, un’icona del cinema

Si è spenta oggi una delle stelle più importanti di hollywood, alla longeva età di 79 anni.

Un’attrice che tutti non possono dimenticare, per i diversi film della sua carriera, tra i quali ricordiamo “Venere in visione” per cui vinse l’Oscar, il suo primo per la precisione..

Molte persone sicuramente si staranno affrettando a chiedere prestiti in 24 ore, pur di poter essere presenti al suo funerale, da tutte le parti del mondo! Chissà se i suoi parenti renderanno accessibile la cerimonia, o quanto meno la tomba, dove i suoi numerossimi fan potranno salutarla, per l’ultima volta.

La sua ultima apparizione in pubblico, è stata nel 2009, in occasione del funerale di Micheal Jackson, suo eterno amico, con il quale si era anche sposata nel 1997.

La giovane Cleopatra, ci ha purtroppo abbandonati, lasciando un vuoto incolmabile in numerosi cuori.

La famiglia si è comunque raccomandata nel non inviare fiori, ma nel devolvere tali somme alle associazioni per la lotta contro l’Aids, malattia di cui purtroppo la nostra attrice era affetta, e che l’ha spenta prematuramente.

Anche grazie alle sue lotte contro questo tremendo e inarrestabile virus, molte persone hanno compreso la gravità del fenomeno e la necessità di prevenirlo..curarlo anche negli stadi iniziali, per cercare di sopravvivere ad un male così crudele.

Alla prossima puntata cari amici, e sincere condoglianze ai suoi cari.

Laura Sangalli

 

 

NEMICO PUBBLICO (2009)

Il film si basa sulla storia di John Dillinger (Johnny Depp), un rapinatore di banche degli anni trenta.
Johnny Depp, come sempre, riesce a ipnotizzarci davanti ai suoi personaggi. Da malato per il cioccolato, a spacciatore di droga; da pirata pazzoide a uomo audace. Qualsiasi sia la sua sembianza, resta incredibilmente magnetico.
Negli anni trenta, il nemico numero uno per gli Stati Uniti era diventato John Dillinger. Acclamato dai giornalisti e gentiluomo nelle sue rapine.
L’agente dell’FBI Melvin Purvis (Christian Bale), viene messo al comando di un’unitá speciale con la sola finalitá di catturare Dillinger.
Avrá inizio la caccia all’uomo.

Il nostro protagonista, dominato dal colore dei soldi, sembra appassionato anche da altri interessi. In veritá, la sola cosa che manca nella sua esistenza é l’amore di una donna. L’amore di Billie (Marion Cotillard), una giovane ragazza di cui é perdutamente innamorato.
John con lei é sincero e leale. Tanto da confidargli il modo che ha di vivere.
Ormai il suo sentimento gira intorno a Billie, che ricambia notevolmente. Nonostante gli affari sembrino precipitare e gli inseguimenti progredire con regolaritá, la promessa di John é di voler portare la sua amata lontano, per poter ricominciare una vita insieme a lei.
Un giorno, proprio quando le cose sembravano aver preso una brutta piega, Dillinger si fa aiutare da Billie che peró viene arrestata.
L’ennesimo inizio di uno stravolgimento di piani. Questa volta peró, Melvin ha la forza, l’intelligenza e la volontá di catturare un uomo che, se pur colpevole di rapine, ha intenzione di voltare pagina.

Simona Leopardi

Invictus – L’Invincibile di Clint Eastwood (2009)

Invictus – L’Invincibile si basa su una vera storia riguardo un neo-eletto presidente nero che lotta per unire i cittadini divisi dal razzismo. È il 1995 in Sudafrica. Il presidente è Nelson Mandela (Morgan Freeman).
È la storia di come Mandela, o per idealismo o per astuzia politica, si è servito della Coppa del Mondo di Rugby 1995 e del capitano degli Springboks Francois Pienaar (Matt Damon) per costruire una nazione “arcobaleno”.
Per i neri in Sudafrica, il rugby è stato simbolo degli Afrikaner, le forze bianche dietro l’Apartheid.
Mandela credeva che se fosse riuscito a sfruttare la potenza degli Springboks, la squadra sudafricana di rugby, avrebbe potuto finalmente eliminare il divario culturale e razziale.
Il materiale di base per Invictus (dal latino “invincibile”) è il libro di John Carlin Ama il tuo nemico (Playing the Enemy: Nelson Mandela and the Game that Made a Nation).
I fattori che hanno separato per secoli i potenti bianchi dai risentiti neri, non saranno certo compatibili con un gioco… ma non c’è dubbio che il trionfo del 1995 degli Springboks contro gli All Blacks della Nuova Zelanda è stato un inizio importante nel processo di “guarigione”.

La regia è di Clint Eastwood, che lascia che siano le azioni a definire i vari personaggi.
Le riprese sul campo durante il gioco elettrizzano il film.
Matt Damon ha grande grazia atletica e l’aspetto severo di un vero rugbista.
Morgan Freeman sembra essere nato per interpretare Nelson Mandela. Quel mostro sacro del cinema riesce a lasciar filtrare, sotto la superficie calma di Mandela, l’aspetto del politico scaltro ma senza presunzione.

È un film che fa bene all’anima e di ottima qualità (come ormai ci ha abituati Clint Eastwood).

Danilo Camassa

90 anni di Sordi: il mitico Albertone

15 giugno 2010: ricordi di Albertone

Sono appena tornato dalla bellissima Roma dove ho trascorso tre giorni meravigliosi. Mi ha colpito vedere la citta’ tappezzata di locandine pubblicitarie circa avvenimenti in memoria del grande Alberto Sordi, che ci ha lasciato 7 anni fa.
Tra l’altro esce anche un libro che celebra il grande attore “Alberto Sordi italiano” del giornalista e scrittore Giancarlo Governi.
Insieme avevano realizzato il famoso programma televisivo ” Storia di un italiano”, che raccontava l’Italia del tempo, quella del miracolo economico, i cambimenti socio -culturali in corso.
Alberto Sordi racconta l’Italia e soprattutto l’ archetipo dell’italiano con i suoi usi, costumi , vizi, abitudini semplicemente.
Personaggi tragi-comici, molti dei quali incarnazione del tipico italiano medio  un po’ cinico e vigliacco, conformista e mammone , sono sempre presenti nelle sue riproduzioni cinematografiche.

Molto riservato Alberto vanta diversi riconoscimenti artistici :4 Nastri d’argento, un Orso d’argento a Berlino nel 1972, un Leone d’oro alla carriera nel 1995 e un David di Donatello alla carriera nel 1999.

Filmografia ( scelta solo di alcuni film)
Incontri Proibiti (1998) , Interpreta “Armando”, Regia, Sceneggiatura
Romanzo Di Un Giovane Povero (1995) Interpreta “Signor Bartoloni”
Assolto Per Aver Commesso Il Fatto (1991) Interpreta “Emilio Garrone”, Regia, Sceneggiatura
Vacanze Di Natale ‘91 (1991) Interpreta “Sabino”, Sceneggiatura
L’Avaro (1989)
Interpreta “Arpagone”, Sceneggiatura
I Promessi Sposi (1989)Interpreta “Don Abbondio”
Una Botta Di Vita (1988)Interpreta “Elvio Battistini”, Sceneggiatura
Un Tassinaro a New York (1987)Interpreta “Pietro”, Regia, Sceneggiatura
Tutti Dentro (1984)Interpreta “Giudice Salvemini”, Regia, Sceneggiatura
Il Tassinaro (1983)Interpreta “Pietro Marchetti”, Regia, Sceneggiatura
La Vita Comincia a… (1983)Interpreta “altri personaggi”
Io So Che Tu Sai Che Io So (1982)Interpreta “Fabio Bonetti”, Regia, Sceneggiatura
Il Marchese Del Grillo (1981) Interpreta “Onofrio Del Grillo/Il carbonaio Gasperino”, Sceneggiatura
Io e Caterina (1980)Interpreta “Enrico Menotti”, Regia, Sceneggiatura
Il Malato Immaginario (1979)Interpreta “Argante”
L’Ingorgo, Una Storia Impossibile (1978)Interpreta “L Avvocato”
I Nuovi Mostri (1977)Interpreta “Giovan Maria Catalan Del Monte/Franchino/L’attore”Polvere Di Stelle (1973)Regia, Sceneggiatura, Interpreta “altri personaggi”
Lo Scopone Scientifico (1972)Interpreta “Peppino”
Roma (1972)Interpreta “Se stesso”, Interpreta “altri personaggi”
Detenuto In Attesa Di Giudizio (1972)Interpreta “altri personaggi”
Bello, Onesto, Emigrato Australia Sposerebbe Compaesana Illibata (1971)Interpreta “Amedeo Battipaglia”
Prima Comunione (1950)Interpreta “(voce narrante, non accreditato)”
Circo Equestre Za Bum (1945)Interpreta “altri personaggi”
Tre Ragazze Cercano Marito (1944)Interpreta “Giulio”
La Notte Delle Beffe (1940)Interpreta “Bentivoglio”
carlo caruso

A Beautiful Mind di Ron Howard (2001)

La mente è la radice del nostro ingegno, della nostra creatività e forse anche della nostra umanità. Ma cosa succede quando la mente complotta contro di noi? Quando ci convince a credere che ciò che non è reale è reale, distruggendo il nostro senso dell’essere?

Questo è ciò che affronta A Beautiful Mind, un film basato su una storia vera.

Russell Crowe è John Nash: un genio della matematica che guarda la vita attraverso i numeri, un solitario, uno studioso anti-sociale alla Princeton University, che trascorre il suo tempo “scarabocchiando” equazioni su finestre e lavagne.

Le sue interazioni sociali non sono molto felici: le poche volte che cerca di convincere una ragazza ad uscire con lui, ciò che riesce a dire include qualcosa a proposito di scambio di fluidi corporei…

Curiosamente lo osserviamo mentre studia un branco di piccioni e tenta di formulare un algoritmo che definisca i loro movimenti, o mentre riassume una rapina a cui ha assistito attraverso complicati teoremi e formule. John vuole fondamentalmente spiegare i comportamenti della vita attraverso precise dimostrazioni matematiche, ma il suo stesso comportamento è alquanto enigmatico… Dopo anni gli verrà infatti diagnosticata una forma di schizofrenia.

A Beautiful Mind è una biografia, una dolce storia d’amore, un thriller paranoico, un dramma domestico e un esame straziante della malattia di John Nash.

In poco più di due ore il regista Ron Howard copre circa quarant’anni e dà il senso di un’intera vita che passa.

Russell Crowe è un attore conosciuto per la sua feroce intensità, un attributo ben in mostra ne Il Gladiatore. Qui seppellisce con successo la sua personalità, riuscendo a rientrare nella pelle di un uomo con l’intelletto più forte del fisico e costruisce il suo Nash su una serie di piccoli dettagli, rivelandosi davvero convincente. Jennifer Connely, alias Alicia Nash, è luminosa e la sua performance riesce ad elevare il film ad un livello ancora superiore.

È un film umano che racconta una storia del tutto umana.

Danilo Camassa

La recensione dello stupendo film “Chaotic Ana”

Chaotic di nome e di fatto! Questa è la prima sensazione che emerge guardando “Chaotic Ana” di Julio Medem. Lo spettatore rimane spiazzato perché è ‘trascinato’ nei vortici delle vite passate di donne che rivivono in Ana, la protagonista, e questo crea confusione e quando viene svelato il mistero, la soluzione non è chiara e lascia una sensazione di incompiutezza. Andando ad analizzare più nello specifico, però, il film ha una sua logica. Il regista spagnolo lo ha dedicato a sua sorella Ana, pittrice, e si vede che è stato girato con il ‘cuore’: riprese in soggettiva, immagini mosse, numerosi primi piani.

La storia è divisa in capitoli, che vanno a ritroso, da 10 a 0, e che sono anche gli step che portano ad un sonno ipnotico e servono ad Ana per regredire e arrivare a capire il perché della presenza di vite di giovani donne nella sua memoria. Ed è un messaggio molto bello quello che traspare: nel corso dei millenni la donna ha sempre dovuto rinunciare alla sua libertà e indipendenza e sottostare al potere del maschio. Solo regredendo e arrivando all’origine di questa condizione, la donna può uscirne più forte e lottare per ottenere quello che le spetta di diritto.
Belle le musiche, che richiamano atmosfere arabeggianti e brava la protagonista, la giovane Manuela Vellés, che ben interpreta il suo ruolo di donna sospesa tra passato ormai acquisito, presente da costruire e futuro pieno di speranza.

Sergio Bolzan

La recensione dell’entusiasmante film “Il segreto dei suoi occhi”

giugno 6th, 2010 Posted in Altro, Biografici, Film in uscita Tags: ,

Campanella è bravo a raccontare l’Argentina senza esser schiavo dello stereotipo, senza tornare negli scantinati e nei garage, senza mostrare bende ed aereoplani, ed è bravo a raccontare l’avvicinarsi di un periodo drammatico, solo scegliendo una cornice precisa per una storia di tutt’altro (o quasi) genere. Si respira quell’aria che presto diverrà malsana e mortifera e si hanno degli esempi ‘quotidiani’ di quando la legge sia più ‘uguale’ per alcuni (chissà se possa essere un interessante spunto di riflessione su chi dalle nostre parti si sente al di sopra di certi rischi…), un’atmosfera che rimane ‘latente’, e che dà la misura di quanto faccia l’abitudine al piccolo sopruso in una società in difficoltà… Una storia d’amore è la scusa, una storia di uomini, di impotenza, di paura e di inerzia, rappresentata con scelte visive e di regia non banali e con dei cromatismi tutti da interpretare. La memoria è elemento centrale, come la parola, di un film che mantiene per tutto il tempo un equilibrio precario tra legal thriller, noir, commedia e quant’altro e che pur secondo stilemi di un Paese d’altri tempi, quanto a ‘machismo’, riesce a raccontare donne, amore e sentimenti. Anche attraverso un gioco – scoperto sin dal titolo, ma dalle declinazioni non immediate in molti casi, e tutte da scoprire, con un po’ di attenzione – di sguardi e di visioni (in senso lato).

Il finale diventa via via più duro, per fortuna non ammorbidito dall’avvicinarsi in parallelo della vicenda sentimentale (né dall’anima comica di Sandoval – contro ogni timore del regista, che non voleva ‘abbassare’ il tono con dei lazzi ‘da caserma’ – che nel rispondere al telefono inventa eccezionali e indimenticabili personaggi), fino ad un controfinale forse non imprevedibile nella sostanza, ma pregno nella forma.

Sergio Bolzan

STORIA DEL CINEMA: Dall’invenzione del cinematografo all’egemonia di Hollywood – parte X

la nascita di una nazione - manifesto

In La nascita di una nazione, 1915, Griffith pone al centro di un lungometraggio di eccezionale durata ( 12 rulli per 180 minuti di proiezione) la ferita ancora aperta della guerra civile americana. La politica abolizionista di Lincoln, la secessione sudista, la battagli di Petersburg, la nascita del Ku Klux Klan non costituiscono ne l film un semplice sfondo. La storia e i drammi degli individui si integrano in un complesso equilibrio tra epica e psicologia. Lo scontro fratricida è messo in scena come un’inutile catastrofe. Nelle celebri sequenze della battaglia Petersburg vi è un’alternanza di inquadrature tra fronti opposti, quasi a suggerire un’identità tra gli avversari, come se la guerra unisse i contendenti mentre li divide.

L’autentica tragedia, per Griffith, è l’assassinio di Lincoln, un attentato che eliminando la forza ordinatrice del singolo genera il disordine della collettività, rappresentato dai radicali come Stoneman, ma soprattutto dai neri. Nella seconda parte del film i neri conquistano gradualmente visibilità, ma in accezione negativa, perché occupano con violenza gli spazi dei bianchi. Verso la conclusione Griffith mette in scena uno dei salvataggi all’ultimo minuto più celebri della storia del cinema. La capanna dei veterani dell’unione dove si sono rifugiati il dottor Cameron e altri bianchi è assediata dai neri, ma i cavalieri del Ku Klux Klan riescono ad arrivare prima che accada il peggio. La ricomposizione dell’unità si esprime con l’espulsione dell’uomo di colore dall’inquadratura e dal racconto.

Emilio Moretti

STORIA DEL CINEMA: Dall’invenzione del cinematografo all’egemonia di Hollywood – parte IX

david wark griffith

Un ruolo decisivo nei cambiamenti che condurranno alla nascita del MRI è svolto da David W. Griffith. Nell’estate del 1908 Griffith è scritturato dalla Biograph come regista. Tra il 1908 e il 1913 realizza oltre 450 film, promuovendo sperimentazioni linguistiche ed espressive che esercitano una notevole influenza sull’emergenza dello stile narrativo classico. Griffith si concentra sulle diverse opzioni di montaggio, in particolare sul “montaggio alternato”.
Grazie al montaggio alternato lo spettatore inizia a capire che la successione tra due inquadrature non solo può significare una relazione prima-dopo tra la prima e la seconda inquadratura (come avevano già verificato i pionieri inglesi) ma può anche esprimere una relazione simultanea tra due azioni. La variante più celebre di questo meccanismo di sospensione/rinvio è il “salvataggio all’ultimo minuto” che Griffith utilizzerà anche nei lungometraggi.

I suoi film sono attraversati da un umanitarismo disincantato ma in fondo ottimista, da un’esaltazione dei valori della comunità, dal mito della nuova azione, da un tormentato manicheismo puritano.
L’attenzione ricorrente ai pericoli sociali (la malattia mentale, l’alcoolismo, i contrasti di classe) aspira sempre alla ricomposizione dell’unità famigliare. Il lieto fine diventa la forma narrativa privilegiata di questa ideologia della riconciliazione. Per sviluppare il suo discorso morale Griffith si serve soprattutto dei suoi personaggi. In La redenzione di un ubriacone, 1909, per esempio, un padre di famiglia quasi alcolizzato si redime dopo aver assistito alla rappresentazione teatrale de “L’Assomoir” di Zola. L’alternanza tra le inquadrature del palcoscenico, dove si consuma la tragedia familiare di un bevitore, e le inquadrature del padre di famiglia seduto in platea con la figlia crea una sorta di montaggio “psicologico” molto efficace.

Emilio Moretti